Il Tirreno

Lucca

DOPO LA MANOMISSIONE della SORGENTE

Effettuate le analisi, ma restano chiuse le diciotto fontane

LUCCA. Resta in vigore l’ordinanza comunale di non potabilità dell’acqua che proviene dall’Acquedotto del Nottolini. E il divieto di utilizzo idrico resterà in vigore per alcuni giorni. Forse sino a...

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LUCCA. Resta in vigore l’ordinanza comunale di non potabilità dell’acqua che proviene dall’Acquedotto del Nottolini. E il divieto di utilizzo idrico resterà in vigore per alcuni giorni. Forse sino a sabato o al massimo domenica quando i risultati delle analisi chimiche e battereologiche effettuate ieri mattina dalla Geal - con i campioni consegnati alla Asl - saranno pronti e diranno se effettivamente c’è stato o meno l’inquinamento della sorgente. Peraltro soltanto stamani la Geal presenterà ai carabinieri - quelli della stazione di Pieve di Compito nel tardo pomeriggio di ieri si sono interessati alla vicenda - una denuncia circostanziata su quanto è accaduto. Di certo c’è oggi, domani e forse dopodomani le diciotto fontane del centro e di altre zone periferiche dove sgorga l’acqua proveniente dall’impianto del Nottolini resteranno chiuse con buona pace degli abitanti che riempiono bottiglie, damigiane e contenitori in plastica della buona acqua di sorgente.

Sulla vicenda le prime notizie riportate nell’edizione di ieri sono confermate. Un incaricato della Geal, nel solito giro d’ispezione delle dodici sorgenti dell’acquedotto del Nottolini, passando dal casottino in località «Parole d’oro» a Guamo ha notato che la porta d’ingresso era accostata e il pesante lucchetto era stato rotto. E per farlo è necessario un arnese da scasso ad alto potenziale altrimenti è praticamente impossibile romperlo. A quel punto il tecnico Geal ha avvertito in sede e da lì è stata inviata una email al comune di Lucca che ha adottato un’ordinanza di divieto di uso d’acqua potabile a titolo precauzionale in attesa dei controlli chimici e batteriologici sui due enormi serbatoi da 800mila litri ciascuno custoditi nel casottino violato. Stante la situazione sembra poco probabile l’ipotesi che un folle sia arrivato sino alla zona delle «parole d’oro» per sabotare l’impianto idrico gettando prodotti inquinanti. Più probabile una bravata di qualche banda di perdigiorno o l’azione di ladri disperati in cerca di oggetti da ricettare che pensavano di trovare all’interno rame o metallo da rivendere.

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