Il presidio
Altre piante cadenti nel punto in cui fu travolta la bimba
Ieri il vento ha fatto cadere ancora alberi sulla strada tra Filecchio e Tiglio. La prima acacia abbattutasi è ancora là
FILECCHIO. Dopo quasi 100 giorni il tronco dell’acacia che cadde travolgendo una bambina di 10 anni rimasta a lungo sospesa tra la vita e la morte in un lettino dell’ospedale Meyer di Firenze è ancora là nel punto dove era collassato al suolo. E assieme a quella pianta ce ne sono una decina pericolanti nel tratto di strada in località Le Trine nella strada comunale Filecchio-Tiglio nel comune di Barga. E ieri pomeriggio alcuni alberi ricurvi, che ricordano la pendenza della torre di Pisa e che ondeggiano pericolosamente ad ogni raffica di vento, sono venuti giù invadendo la strada divenuta inagibile per diverse ore. Per chi ha vissuto quel dramma uscire nuovamente dalla propria abitazione e percorrere quei tre chilometri di strada che portano fuori dalla frazione diventa un’impresa impossibile. È mai possibile che dopo quella tragedia sfiorata, con una bimba operata al cranio al termine di un intervento chirurgico durato otto ore e che solo adesso sta lentamente tornando alla vita di tutti i giorni, gli enti preposti non siano intervenuti per tagliare le acacie pericolanti e togliere dal margine della carreggiata quel tronco maledetto che rievoca giorni d’angoscia e di dolore? Eppure dal comune di Barga e dalla Provincia nessuno ha mosso foglia. E ieri mattina Sabrina e Daniele – i genitori della piccina tornata a casa poco più di un mese fa dopo una lunga degenza al Mayer – sono rimasti bloccati in casa per le condizioni meteorologiche avverse e quegli alberi pericolanti che di fatto hanno impedito di trasportare la loro bambina all’ospedale indicato per la terapia riabilitativa. E meno male sono rimasti a casa visto quanto è accaduto nel pomeriggio con un paio di piante di acacia venute giù: «La nostra bambina ha dovuto saltare la riabilitazione. Non ce la sentiamo di percorrere quel tratto di strada con la paura cucita addosso che da un momento all’altro una pianta venga giù e ci faccia ripiombare nell’incubo vissuto per settimane. Momenti drammatici che non auguriamo di vivere al peggior nemico. La forza dell’amore, la forte fibra della piccina, il progresso della scienza e la grande fede di tutto noi sono stati capaci di compiere il miracolo. Non vogliamo che tutto venga vanificato da un nuovo incidente». Un’apprensione giustificata per una famiglia che ha vissuto un dramma da cui è uscita grazie a un prodigioso recupero della bambina uscita dal coma senza problemi di natura neurologica. «Adesso deve fare una lunga riabilitazione per riacquisire la motricità necessaria – sostiene papà Daniele -. Ma quando il maltempo imperversa non ce la sentiamo di affrontare quel tragitto sia a piedi che in auto. Ieri per andare a lavoro pur di evitare quella strada ho fatto un tragitto assai più lungo e tortuoso». I coniugi s’interrogano sui motivi che spingono gli enti pubblici preposti a non mettere in sicurezza quel tragitto in località Le Trine: «Basterebbe tagliare quelle piante che sono a ridosso della strada e che rappresentano un pericolo reale per tutti e togliere i resti di quel tronco di acacia che ci fa rivivere i recenti momenti dolorosi ogni volta che percorriamo quel tratto. Chiediamo troppo? Capiamo le difficoltà degli enti pubblici, la spending review e i problemi di migliaia di persone senza lavoro. Ma ci mettiamo a disposizione per risolvere questo piccolo problema».
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