Il Tirreno

Lucca

Famiglia senza soldi per lo scuolabus Bimbi lasciati a piedi

di Luca Cinotti

Drammatica storia che coinvolge due fratellini di 11 e 9 anni Il padre: «Sono invalido e senza lavoro, nessuno mi aiuta»

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LUCCA. Questa è una storia di disagio, ma forse anche di incomprensione umana. Una storia che ha come involontari protagonisti (e vittime) due bambini di 11 e 9 anni che abitano in un comune della Piana. Due bambini che non possono andare a lezione con lo scuolabus perché la famiglia non ha i soldi per pagare la rata. Né ha la possibilità di trasportarli in altra maniera.

A raccontare la storia è il padre dei due bambini, che chiameremo Antonio. Una vicenda, la sua, che incrocia difficoltà personali con la crisi economica degli ultimi anni. «Ho quasi 50 anni e sono invalido civile al 100% - spiega l’uomo -. Abito in provincia di Lucca da sette anni. Prima vivevo e lavoravo in provincia di Prato, nel settore tessile che però ormai è finito. Quando ho avuto la possibilità di avere un po’ di liquidità ho acquistato qui una casa e ho deciso di aprire una partita Iva come elettricista».

È in questo momento che, dice Antonio, «cominciano le mie disgrazie: la salute peggiora, le aziende non pagano e le tasse mi annientano quel poco di assegno che percepivo. Ora mi ritrovo con 3.500 euro da restituire all’Inps per assegni familiari non dovuti, le tasse per il lavoro svolto fino al 30 settembre scorso e solo 650 euro di pensione, con mia moglie che non lavora e che ha anche lei una percentuale di invalidità civile, seppur più bassa della mia».

Come spesso, troppo spesso, accade in queste situazioni a subire gli effetti peggiori, nonostante lo “scudo” offerto dai genitori, sono proprio i bambini. «Ho sempre pagato il bus scolastico - prosegue Antonio - ma come si può immaginare adesso non posso sostenere l’ultima rata per entrambi i bimbi, che equivale a 180 euro. Sono andato ai servizi sociali e hanno detto che allora devo portarli io a scuola».

Purtroppo, però, questo non è possibile: per cinque giorni alla settimana, infatti, Antonio deve recarsi a Pistoia per curare la propria patologia: «Dopo che ho fatto il trattamento non sono in grado di guidare, quindi mia moglie deve venire con me e comunque abbiamo solo un’auto. I miei parenti li ho a Prato: come posso fare? Per provocazione ho detto loro che non portavo i bimbi a scuola e hanno risposto alzando le spalle».

Risultato: l’autista dello scuolabus si è rifiutato di far salire i due bimbi che così rischiano di perdere lo scorcio finale dell’anno scolastico (peraltro, ovviamente, obbligatorio).

Ad Antonio e alla sua famiglia è stato proposto di ricevere un aiuto da parte del settore sociale del Comune di residenza. Ma questa possibilità viene scartata a priori: «Questo significherebbe far parlare i miei figli, che sono molto sensibili, con gli assistenti sociali. Purtroppo mia moglie viene da un’esperienza terribile: da piccola perse l’intera famiglia in un incidente automobilistico e venne presa in carico proprio dai servizi sociali del suo comune. E non fu un rapporto positivo».

Per finire, Antonio non risparmia critiche ai suoi concittadini: «Si dice che la lucchesia dia una zona di gente col braccino corto. E purtroppo da sette anni che abito qua spesso mi sono scontrato con questa realt. Chiedo solo venga rispettata la dignità mia e della mia famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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