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L’azienda chiude all’improvviso e licenzia quattordici dipendenti

L’azienda chiude all’improvviso e licenzia quattordici dipendenti

Borgo a Mozzano, una doccia fredda per gli operai della Niko l’annuncio del licenziamento in tronco «Ci sentiamo psicologicamente devastati, non c’erano state avvisaglie di una crisi così forte»

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BORGO A MOZZANO. «La sensazione più forte e traumatica è quella di essere piegati da ogni vento. Lavori da una vita in un’azienda e in un istante tutto scompare, tutte le porte sono chiuse. A livello psicologico è una sensazione devastante». Omar Sermani, quarant’anni, di Borgo a Mozzano, oggi si sente così: devastato. Perché l’azienda nella quale lavorava da undici anni, la Niko srl nella zona industriale di Socciglia, attiva nel settore della trasformazione cartaria (in prevalenza nella produzione di tovaglioli di carta e articoli affini) da un giorno all’altro ha chiuso i battenti, portando con sé il destino di quattordici dipendenti.

Una doccia fredda, arrivata il 29 marzo scorso, alla vigilia delle festività pasquali. In quel giorno, racconta Omar Sermani, «ci è stato comunicato senza alcun preavviso che la ditta avrebbe chiuso e che noi eravamo licenziati. Senza mai avere fatto un’ora di cassa integrazione, senza mai aver avuto segnali di crisi se non qualche voce di calo di ordini che poteva presagire il ricorso alla cassa. E il fatto di essere solo in quattordici dipendenti, “una famiglia” come ci è stato sempre detto, ci impedisce di accedere alla mobilità. A noi spetta un’indennità di disoccupazione, ma non sappiamo quando potremo iniziare a riscuoterla. Forse non prima di tre mesi». E, sottolinea, che «in ballo c’è anche, per tutti i dipendenti, il trattamento di fine rapporto maturato in tanti anni: da un minimo di undici fino a un massimo di ventitré a seconda dell’anno di assunzione».

Nessuno stipendio in arretrato, l’azienda ha sempre pagato i suoi addetti, spiega Sermani.

«Il lato economico di una vicenda come quella che è capitata a noi - continua l’operaio - è importante - ma la cosa più difficile da accettare è il fatto di non essere mai stati informati prima dei problemi, anche finanziari, che si erano venuti a creare per l’azienda. Io credo che un lavoratore dovrebbe sapere come va l’impresa in cui lavora. E oggi alla mia età, me ne rendo ancora più conto da quando ho cominciato a cercarmi un lavoro, hai poche possibilità di trovarne uno. A quarant’anni, se hai sempre fatto l’operaio, per certi versi sei giovane e per altri sei vecchio».

Da quando c’è stato l’annuncio della chiusura, i dipendenti della Niko, fino ad allora senza un sindacato di riferimento, si sono rivolti alla Slc Cgil e al suo segretario Fabio Graziani per assisterli nell’ottenimento delle loro spettanze.

«Eravamo una piccola impresa - conclude Sermani -, ma tanti piccoli tutti insieme fanno massa, fanno grandi numeri. Alla Socciglia, a forza di chiudere aziende, è in crisi anche l’indotto nato come servizio ai lavoratori, a partire dai bar e dai ristoranti».

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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