Italia
Don Franco Cerri domani festeggia 50 anni di sacerdozio
LUNATA. Don Franco Cerri festeggia 50 anni di sacerdozio. La cerimonia si terrà domani alle 16 nella chiesa di Lunata, di cui Cerri è parroco dal 2001. Ad officiare la messa sarà il vescovo...
LUNATA. Don Franco Cerri festeggia 50 anni di sacerdozio. La cerimonia si terrà domani alle 16 nella chiesa di Lunata, di cui Cerri è parroco dal 2001. Ad officiare la messa sarà il vescovo monsignor Italo Castellani, insieme con lo stesso parroco e altri sacerdoti. Seguirà un rinfresco. Don Cerri, 75 anni, è a Lucca dal 1948, profugo con la famiglia da Zara, in Dalmazia, quando era ancora territorio italiano. Di quegli anni, e del difficile momento della fuga dalla città in cui era cresciuto, parla tra l'altro nel suo ultimo libro “Tra sacro e profano”, edito da Maria Pacini Fazzi, che sarà presentato martedì 19 alle 21 ad Artemisia, polo culturale di Tassignano.
Dopo gli studi superiori e il seminario a Lucca, don Cerri fu ordinato sacerdote a Viareggio, nella basilica di San Paolino, dal vescovo Antonio Torrini. Nella sua vita da presbitero ha avuto tanti incarichi: vice rettore in seminario; cappellano a Lido di Camaiore; cinque anni missionario in Rwanda; curato a S. Concordio in Contrada e a S. Paolino a Lucca; parroco a Ghivizzano; cappellano del carcere di Lucca; direttore della Caritas diocesana; delegato regionale Caritas della Toscana e consigliere della Caritas Italiana; cappellano a Porcari; parroco di Tempagnano e infine a Lunata. Dal 2009 è anche vicario moderatore della Zona pastorale suburbana terza.
«Una bellissima esperienza – racconta don Cerri - è stata quella di seguire direttamente, per oltre venti anni, come coordinatore, le pagine lucchesi del Settimanale Toscana oggi, dove ho imparato ad essere attento agli eventi della società e della Chiesa. Ho scritto moltissimo sul settimanale, ma spesso sono stato ospitato anche sulle pagine dei quotidiani lucchesi. Mi piace molto commentare i fatti con un po’ di ironia, ma anche di satira, graffiando, per far cogliere gli aspetti a volte “nascosti”, quelli che non si vogliono toccare, perché altrimenti si dà noia, si mette in discussione. E questo piace poco, perché vuole essere criticato. Mi sono accorto, però che la gente comune apprezza questo genere di interventi».
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