Si finge grossista di liquori e truffa ristoratori e baristi
L’accusato raggira anche un pensionato di S. Anna che gli versa 2.500 euro: crede infatti che il figlio abbia acquistato elettrodomestici per quell’importo
LUCCA. Un autentico imbroglione capace di raggirare allo stesso tempo ingenui e indifesi pensionati così come navigati baristi e brillanti ristoratori. Un truffatore vecchio stampo - giacca, cravatta e ottima dialettica - capace di mandare nel pallone chiunque. Tanto che, quando la polizia lo denuncia alla quarta truffa in meno di un mese, alla fine il suo modo di fare da imbonitore impenitente conquista persino i poliziotti che, dopo avergli formalizzato la denuncia, gli offrono il caffè alla macchinetta automatica in questura. Nei guai finisce un quarantaduenne nato a Napoli e residente al quartiere Varignano a Viareggio.
Pensionato raggirato. Non ha molto da sorridere invece un pensionato di 82 anni residente a S. Anna. Esce da un market vicino casa e il truffatore lo segue per un istante prima di presentarsi come amico del figlio. È talmente rapido con le parole e dai riflessi pronti che, proprio dall’anziano, scopre il nome del di lui figlio. E al pensionato inventa - fingendo di parlare al telefono proprio con il primogenito dell’ottuagenario - che deve anticipargli 2500 euro. Soldi spesi dal figlio del pensionato per l’acquisto di una serie di elettrodomestici: tv 32 pollici Lcd, fotocamera, lavastoviglie. È talmente convincente e rassicurante con quel completo in tinta unita e il linguaggio semplice, ma efficace che l’anziano si fa accompagnare in banca per prelevare il denaro e lo consegna al truffatore. «Stia tranquillo oggi pomeriggio le portiamo a casa la merce. Le faremo un servizio che si ricorderà per sempre». E il servizio indimenticabile il ciarlatano lo fa sul serio. Perché quel pomeriggio - siamo a metà dicembre 2012 - il corriere con la merce non arriva. E quando l’anziano telefona al figlio ecco la doccia gelata. «Papà, ma sei impazzito. Non ho mai ordinato quegli elettrodomestici» le parole pronunciate al cellulare. Al vecchietto altro non resta che denunciare il truffatore alla polizia. Lo descrive bene e lo riconosce da alcune foto segnaletiche.
Ristoratori e baristi ko. Poi nel giro di un mese il truffaldino compie identico raggiro nei confronti di un ristoratore di Buggiano, di un barista di Pescia e del gestore del bar Livorno a Pisa. In tutte e tre le circostanze il solito mistificatore si presenta come un grossista di liquori alle prese con una partita proveniente da un fallimento o da una ditta in difficoltà economiche. Confezioni di whisky, rhum, vermut, cognac, brandy. Venti-trenta bottiglie a 250 euro all inclusive. Un grande affare. Ci cascano tutti. Il ristoratore di Buggiano arriva sino al casello di Lucca Est per consegnare il denaro. La merce? Arriverà a stretto giro di posta. In realtà la spedizione non partirà mai.
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