Il presidio
Fazzi: Dianda uomo di Favilla Pd all’attacco
LUCCA. L’ex sindaco Pietro Fazzi, oggi consigliere comunale di Liberi e Responsabili, interviene sulla vicenda del contratto rescisso tra la società Lucca Fiere e il direttore Alessandro Dianda....
LUCCA. L’ex sindaco Pietro Fazzi, oggi consigliere comunale di Liberi e Responsabili, interviene sulla vicenda del contratto rescisso tra la società Lucca Fiere e il direttore Alessandro Dianda.
«Danda – dice Fazzi – era un uomo di strettissima fiducia del sindaco Mauro Favilla e da lui fu proposto/imposto a Del Debbio, che non lo conosceva, come “persona qualificata sulla quale poter contare”. Dianda era portavoce del sindaco, era suo rappresentante all'interno di progetti complessi, come ad esempio il Piuss, ed è stato lasciato a dirigere la Lucca Fiere&Congressi anche nella delicata e contestata fase preelettorale del 2012. E' invece noto a tutti che Del Debbio - mi si consenta - “mandò giù la pillola” con grande lealtà e ma subito si affidò ad un professionista esterno, quello davvero esperto nel settore fieristico, Maurizio Cozzani, all'epoca project manager dello Smau. Ora, dopo che numerosi e pesantissimi danni sono stati fatti e quando, infine, il rapporto è stato faticosamente risolto, la dignità vorrebbe che il nostro gentilissimo ex sindaco fornisse spiegazioni convincenti di una scelta che, contro tutti, ha voluto confermare fino agli ultimi giorni del suo infausto mandato».
Sul ruolo di Del Debbio nella vicenda Dianda il gruppo consiliare del Pd ha però una volutazione opposta. Il Pd ricorda che Del Debbio ha sempre sostenuto pubblicamente Dianda, critica il fatto che addirittura l’ex presidente si sia dovuto avvalere di una ulteriore consulenza e invita a riflettere su quanti soldi pubblici abbia sprecato l’amministrazione di centrodestra.
«Quando si parla dei soldi dei cittadini bisognerebbe che ognuno si prendesse la sua parte di responsabilità – afferma il Pd –. Certo Dianda era uomo di fiducia di Favilla e la sua assunzione fu fortemente voluta dall'allora sindaco, che dovrebbe spiegare oggi su cosa si basava il suo legame fiduciario e quali competenza abbia dimostrato Dianda nella gestione della cosa pubblica. Ma Paolo del Debbio, allora accolto in pompa magna come il figliol prodigo, che tornava dicendo di voler dare una mano alla sua città, puntò tutto su due obiettivi: accordo con Verona Fiere, dato per certo ed invece mai decollato, e una quindicina di fiere presentate anche alle commissioni consiliari competenti e che invece si sono perse nel porto delle nebbie. E con la stessa sicumera a quel tempo, mentre la società fieristica produceva solo debiti, rispetto alle critiche dell'opposizione e rispetto al contratto faraonico stipulato per Dianda che non aveva peraltro alcuna professionalità specifica, al punto da affiancargli un super consulente, Del Debbio pose senza mezzi termini l'aut-aut: se se ne va il direttore, mollo anche io, chi mette in discussione lui mette in discussione me. L'opposizione ieri, divenuta maggioranza oggi, ha individuato quel rapporto di lavoro come una cosa che rappresentava solo un costo per la collettività e appena ha potuto lo ha elimininato».
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