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Chiusa l’inchiesta sull’urbanistica. Alla fine sono nove gli indagati
L’ex sindaco Mauro Favilla è accusato di aver favorito la Valore nella cessione delle quote del polofieristico. A Chiari la procura contesta anche il reato di millantato credito
La procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta sulla presunta cricca al lavoro fuori e dentro il Comune per consentire a Valore spa di Prato (attualmente in amministrazione controllata) di realizzare operazioni immobiliari incompatibili con le previsioni urbanistiche, almeno sino all’adozione (17 febbraio 2011) di una variante del piano strutturale e al regolamento urbanistico che recupera i volumi necessari agli interventi. In questo quadro - secondo la procura - s’innesterebbe il falso ideologico e materiale per giustificare la nuova variante urbanistica e la corruzione con soldi promessi attraverso incarichi professionali.
Nove gli indagati che hanno ricevuto o riceveranno l’avviso di conclusione delle indagini. L’ex assessore delegato ai grandi progetti Marco Chiari che oltre all’accusa di corruzione è indagato anche per millantato credito, l’ex dirigente all’urbanistica del comune di Lucca, l’architetto Maurizio Tani, accusato di falso ideologico e corruzione, l’allora amministratore delegato della Valore spa, Giovanni Valentini, indagato per corruzione, i professionisti Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale del Comune, e l’architetto Antonio Ruggi, allora socio dello studio tecnico di Chiari, entrambi indagati per concorso in corruzione per gli incarichi che Valore avrebbe promesso o dato loro come pagamento dei presunti favori urbanistici di Chiari. E sempre per lo stesso reato avviso di conclusione delle indagini anche per l’ex sindaco Mauro Favilla, a cui la procura contesta anche di aver favorito la Valore nella cessione delle quote del polo fieristico di Sorbanello, l’ex vice sindaco Giovanni Pierami, il funzionario della Soprintendenza, Francesco Cecati e il vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni. Quest’ultimo s’inserisce nel contesto in relazione ad una serie di intercettazioni telefoniche tra l’ex assessore Dc degli anni Ottanta-Novanta e il superassessore Marco Chiari nel corso dei quali si parla della costruzione di un nuovo deposito in zona soggetta a vincolo idrogeologico, uno scambio di sede con il Clap e la posizione della figlia di Chiari che all’epoca, per l’accusa, lavorava a tempo determinato a Sistema Ambiente.
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