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Nel 2001 l’inchiesta sui rimborsi dell’Iva ma le accuse caddero

VIAREGGIO. Fabio Perini era già finito nel mirino di Finanza e Procura: accadde nel 2001, quando fu indagato e poi processato nell’ambito dell’inchiesta su presunte facilitazioni relative ai...

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VIAREGGIO. Fabio Perini era già finito nel mirino di Finanza e Procura: accadde nel 2001, quando fu indagato e poi processato nell’ambito dell’inchiesta su presunte facilitazioni relative ai rimborsi Iva. Una vicenda giudiziaria al termine della quale Perini uscì pulito: fu la stessa pubblica accusa a chiederne l’assoluzione, ritenendolo vittima di una concussione.

L’indagine portò in carcere l’ex direttore dell’ufficio Iva di Lucca, Andrea Ferone, residente a Montecatini e l’ingegner Basilio Coi, originario di Villa Basilica, case a Milano e in Versilia, già presidente del consiglio di amministrazione della Perini Navi di Viareggio, accusato di falso in bilancio e corruzione. Gli stessi reati per cui, in concorso, fu accusato anche Fabio Perini che - all’epoca dei fatti contestati dalle Fiamme Gialle - avrebbe ricoperto la carica di presidente della holding omonima. Anche Coi ne uscì con un’assoluzione.

L’inchiesta partì da una verifica fiscale e da un blitz della Guardia di Finanza nei locali dell’ufficio Iva di Lucca, dove furono acquisite pratiche e fascicoli per i rimborsi ad aziende e imprenditori privati relativi al periodo 1989-2000. Dagli incartamenti e dai riscontri probatori emergeva - secondo l’accusa - un quadro di presunte irregolarità legate a rimborsi Iva per centinaia e centinaia di milioni. Un andazzo che si sarebbe protratto nel tempo visto che fino alla fine degli anni Novanta i rimborsi dell’Iva venivano liquidati dal Ministero in 18-24 mesi, mentre per gli inquirenti l’ex direttore dell'ufficio Iva di Lucca riusciva ad accelerare l’iter delle pratiche ottenendo il denaro in tempi ragionevolmente più brevi, sembra in un periodo che varia dai 6 agli 8 mesi. Ad usufruire di questa corsia preferenziale, stando agli inquirenti, erano state diverse aziende.

L’inchiesta, in effetti, fu una delle più clamorose riguardanti gli uffici finanziari della provincia. Uno degli aspetti più singolari fu che la Finanza scopri il numero del conto sospetto alla voce “Unione Bambini Subnormali”. Ma facendo l'acronimo veniva fuori Ubs, ovvero Unione delle banche svizzere, forse il più importante istituto bancario della Confederazione elvetica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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