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L’emozione di Fratel Paoli e il falso mito della tecnica
LUCCA. Arriva sorretto solo dal suo bastone e appoggiandosi al braccio di un giovane. E sorride, mentre percorre la sala arcivescovile che lo accoglie per una serata un po' speciale, alla vigilia di...
LUCCA. Arriva sorretto solo dal suo bastone e appoggiandosi al braccio di un giovane. E sorride, mentre percorre la sala arcivescovile che lo accoglie per una serata un po' speciale, alla vigilia di una giornata molto speciale. Ed è un sorriso, ancora una volta, pieno di moltitudine, dei suoi cento anni di moltitudine. Ieri Arturo Paoli ha compiuto il secolo di vita. La sera è stato festeggiato nella canonica di San Martino in Vignale, dove vive; giovedì sera, invece, ha inaugurato in arcivescovato gli incontri di “Segni di speranza”, percorso di formazione sulla dottrina sociale che la Diocesi e l'Azione Cattolica lucchese organizzano fino a maggio in tutta la provincia. Ed è nella sala di piazzale Arrigoni, in arcivescovato, che la sua vita di moltitudine - spesa ad aiutare ebrei, giovani, minatori, perseguitati politici, emarginati, poveri e sfruttati contro le dittature e i potenti del mondo - fa ancora una volta irruzione, prima con il sorriso e poi con le parole. Forti, innovative, capaci di scuotere le coscienze, come sempre. Ma questa volta la Chiesa – che negli anni Cinquanta lo ritenne così scomodo da spedirlo via dall'Italia e non ritenerlo più gradito per oltre 50 anni - è con lui. E la Diocesi lucchese fa in parte sue quelle parole, da lui pronunciate con la passione di un tempo e senza alcun segno di opacità senile. Il lungo e articolato intervento di Arturo Paoli – appartenente alla Congregazione dei Piccoli fratelli di Gesù - si incentra sulla tecnica «che – dice - deforma l'uomo, la nostra psiche, la nostra spiritualità, è molto peggio della dipendenza dal fumo, dalle droghe o dall'alcool. E invece di progresso, ha prodotto il regresso, i poveri sono di più di ieri, per non parlare della ripartizione della ricchezza, un fenomeno di pazzia, che non ha leggi». «Non dò consigli né condanno – prosegue il sacerdote -. Dico solo che la religione e i cattolici devono parlare di questo, capire, verificare, non soltanto leggendo i libri sacri e dei santi, ma anche i testi laici». Il religioso ha ricevuto gli auguri anche dal presidente del Senato Vannino Chiti: «Nel giorno in cui compi cento anni, ti giungano i miei più sentiti auguri, ringraziandoti per la voce e la testimonianza, orientata dalla fede, che ci hai donato».
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