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Carcere, si mobilitano gli avvocati

Carcere, si mobilitano gli avvocati

LUCCA. Gli avvocati penalisti si sono mobilitati giovedì con un giorno di astensione dalle udienze per chiedere alle forze politiche di utilizzare gli «ultimi scampoli di legislatura per assumere...

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LUCCA. Gli avvocati penalisti si sono mobilitati giovedì con un giorno di astensione dalle udienze per chiedere alle forze politiche di utilizzare gli «ultimi scampoli di legislatura per assumere provvedimenti che il dramma sociale delle carceri impone». La protesta è stata indetta dall'Unione camere penali per denunciare le intollerabili condizioni dei penitenziari. Così giovedì gli avvocati penalisti hanno osservato un minuto di silenzio come ulteriore forma di denuncia per poi tenere un incontro nella sala degli avvocati del Tribunale, descrivendo la situazione delle carceri italiane, a partire dalla casa circondariale lucchese. Sovraffollata, con problemi strutturali evidenti e con un organico di polizia penitenziaria sottodimensionato, la struttura di via San Giorgio non garantisce l'aspetto riabilitativo della pena, ma solo quello punitivo e restrittivo. «In 70 anni – spiega l'avvocato Riccardo Carloni – non siamo riusciti a rivedere l'impianto del sistema penale. Esistono sistemi alternativi alla detenzione totalmente inutilizzati, che però garantirebbero un maggior successo rispetto al carcere. I dati ci dicono che il 40% della popolazione carceraria è in attesa di giudizio, il 46% ha un residuo di pena inferiore ai due anni e il 26% a un anno». La situazione a Lucca non è tanto migliore: la struttura potrebbe contenere al massimo 113 persone (con entrambe le sezioni funzionanti). Attualmente solo una sezione è utilizzata (l'altra è stata chiusa per problemi strutturali) e i detenuti sono 129. «Tanti con problemi di tossicodipendenza – continua l'avvocato Giovanni Biagi – e tanti stranieri. I problemi sono essenzialmente tre: strutturali, di sovraffollamento e sottodimensionamento dell'organico degli agenti di polizia penitenziaria. Mancano gli spazi di socializzazione, le celle restano sempre aperte perché non ci sono altri spazi e questo comporta una serie di problemi a livello di sicurezza». Di carcere ne sanno molto i volontari del gruppo volontari carcere di Lucca che dal 1991 gestisce la casa di accoglienza San Francesco e si occupa di avviare al lavoro ex detenuti usciti dalle strutture penitenziarie. «A livello provinciale nel 2008 – racconta Silvana Giambastiani, presidente del gruppo – è stato firmato un protocollo sul carcere. Fanno parte di questo tavolo istituzioni politiche ed economiche molto importanti: sarebbe utile dare seguito a questa esperienza, perché potrebbe rappresentare una opportunità di miglioramento delle condizioni fuori e dentro il carcere».

Nadia Davini

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