Il Tirreno

Lucca

Ponte del Diavolo in degrado occorre un restauro urgente

di Luca Meconi

Borgo a Mozzano, per consolidare la struttura va anche impermeabilizzata la pavimentazione Chieste regole (e sanzioni) per i turisti che staccano i sassi dalle spallette per gettarli nell’acqua

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BORGO A MOZZANO. Il ponte del Diavolo ha bisogno di un restauro per evitare la caduta delle pietre, ma anche dell’impermeabilizzazione del pavimento. È quanto sostiene Piergiorgio Pieroni, presidente della locale sezione dell’Istituto storico lucchese. I quale afferma che « l’Università di Pisa ha effettuato uno studio sulla struttura e ha evidenziato come criticità maggiore il pavimento, che ha bisogno di essere impermeabilizzato. Sul ponte, infatti, dopo alcune giornate di pioggia sono ben visibili le infiltrazioni dell’acqua che passa proprio dal pavimento».

Ma non è l’unico problema del ponte. «Purtroppo numerosi turisti – continua sempre il dottor Pieroni – quando salgono sul ponte, si divertono a staccare un pezzetto di pietra dalla struttura e la buttano in acqua. È necessario al più presto un intervento di restauro per evitare che i turisti possano togliere facilmente i sassi dalle spallette e poi per evitare che anche, come è avvenuto lo scorso 11 novembre, la piena del fiume possa far cadere alcune pietre causando pericoli per la sua stabilità».

Non è però la prima volta che questa zona è interessata da alluvioni. Come ricorda Piergiorgio Pieroni, «già al tempo di Castruccio Castracani (1300) si dovette intervenire perché la struttura risultava notevolmente danneggiata. A quell’intervento sembra doversi l’attuale aspetto del ponte. Da allora le piene disastrose sono state numerose. Bisogna precisare che per il ponte la situazione diventa critica quando l’altezza dell’acqua arriva a tamponare la luce del secondo arco di sinistra, in questi casi la portata varia da 1.500 a 2mila metri cubi al secondo con conseguente esondazione e invasione della strada statale del Brennero. La prima documentazione scritta di una piena è del 12 novembre 1598. Anche nell’anno 1724 vi fu una straordinaria inondazione per cui l’acqua arrivo fino alla canonica, come annotò l’allora rettore di San Rocco, e anche nel 1771 vi fu una “escrescenza straordinaria del Serchio”».

Storicamente documentata è “la fiumara” del 1836. «In quella occasione – afferma il dottor Pieroni - la portata fu di 3.200 metri cubi al secondo; il ponte del Diavolo subì notevoli danni ma resistette. Ancora oggi, sul muro di una abitazione, c’è una pietra che ricorda il livello massimo raggiunto dall’acqua. Nel 1940 altra eccezionale piena, con l’acqua che arrivò alla Fontanella, località in prossimità del sottopasso ferroviario in via dei Giardini, allagando tutto il territorio agricolo circostante. Il 2 novembre 1982 ci fu una piena violenta, che raggiunse il massimo nel tardo pomeriggio, che danneggiò i piloni del ponte del Diavolo e del ponte Pari, fece crollare l’argine sinistro e un buon tratto della strada statale 12, che fu chiusa per diversi mesi. Nell’ultimo episodio dell’11 novembre 2012 – conclude il presidente della locale sezione dell’istituto storico - la piena era di per sé modesta (600 metri cubi al secondo) ma ha danneggiato il ponte del Diavolo asportando alcune pietre ma l’allagamento della statale12, però, non è stato determinato dall’altezza della piena ma dall’insulsa sostituzione, in località fontana di Chifenti, di un muretto di circa mezzo metro con un guardrail, non certo adatto ad evitare l’inondazione del piano stradale».

Sulla vicenda interviene anche il presidente della sezione di Lucca di Italia Nostra Roberto Mannocci: «Dopo la caduta di alcune pietre nel fiume Serchio, auspico che nel più beve tempo possibile venga effettuato un sopralluogo da parte di tutti gli enti preposti. Occorre verificare che la piena dell’11 novembre scorso non abbia inficiato anche altre parti dello storico monumento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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