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STAMANI L’AUTOPSIA

Sono otto i medici indagati per la morte del bimbo di 10 anni

Sono otto i medici indagati per la morte del bimbo di 10 anni

LUCCA. Avviso di garanzia per otto medici che dal settembre sino al 25 ottobre hanno avuto in cura il piccolo Alessandro Favilla, 10 anni, morto all’ospedale in circostanze che l’autopsia disposta...

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LUCCA. Avviso di garanzia per otto medici che dal settembre sino al 25 ottobre hanno avuto in cura il piccolo Alessandro Favilla, 10 anni, morto all’ospedale in circostanze che l’autopsia disposta dalla procura dovrà chiarire. Al momento l’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo a carico di ignoti. L’informazione di garanzia è obbligatoria perché l’esame necroscopico, che stamani verrà eseguito dal dottor Marco Di Paolo, è un atto irripetibile e con le notifiche (tutte già andate a buon fine) i medici indagati (due chirurghi dell’ospedale Umberto I e Bambin Gesù di Roma, un radiologo del Campo di Marte, quattro pediatri dell’ospedale e il pediatra di famiglia) possano a loro volta nominare un legale (molti hanno dato mandato all’avvocato Francesca Lenzi, uno all’avvocato Cristina Giannini) e un anatomopatologo per assistere al riscontro diagnostico.

Operazioni e ricoveri. Sullo sfondo della vicenda c’è una mancata continuità assistenziale con lo stesso medico. Perché il piccolo Alessandro, affetto da una malattia rara, subisce prima a marzo e poi a settembre due delicatissimi interventi chirurgici alle vertebre con l’applicazione di viti e placche. Dall’11 ottobre sino a quella tragica mattina ha tre accessi al reparto pediatria del Campo di Marte con tre medici differenti. La prima volta la pediatra riscontra un problema respiratorio a livello bronchiale. Tra i farmaci somministrati il cortisone. Il 15 ottobre, nuovo accesso, e il pediatra di turno dispone una radiografia. Ombre cardiache nei limiti e segni di bronchite. Cinque giorni dopo il piccino viene visitato di nuovo in ospedale. E il terzo pediatra conferma la diagnosi. Il 24 ottobre i genitori di Alessandro si rivolgono al pediatra di famiglia scelto da poche settimane e a cui, prima di quella data, non si erano rivolti per comunicare i precedenti accessi in pediatria. Il medico lo visita e riscontra difficoltà respiratorie disponendo una tac toracica urgente. Ma il mattino successivo il pediatra riceve una telefonata da una parente del bambino che gli comunica di correre in ospedale «perché Alessandro è in arresto cardiaco». (l.t.)

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