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Lucca fa festa correndo sotto la pioggia
Oltre 2mila persone tra grandi e piccini partecipano alla manifestazione: un successo nonostante il maltempo
LUCCA. Il termometro segna 7 gradi. Un venticello gelido si accompagna alla pioggia che incessante bagna l'asfalto. «Fate attenzione quando entrate nei baluardi: il pavimento potrebbe essere scivoloso», annuncia lo speaker. Niente da fare: la passione è più forte di questa anteprima di inverno, che ha deciso di abbattersi su Lucca proprio ieri, in occasione della quarta edizione della Lucca Marathon. Sin dalle 8.30 del mattino i podisti si radunano intorno al Caffè delle Murra, punto stabilito per la partenza. Parcheggiano la macchina fuori da porta San Pietro, aprono lo sportello e scendono: in quel momento l'espressione che si dipinge sul loro volto è la stessa di chi mette un piede nell'acqua gelida del mare. I muscoli della faccia si tirano, i denti si scoprono, le spalle si stringono. Ma nonostante un primo impatto gelido non si scoraggiano. Chiudono lo sportello e cominciano a fare stretching, a corricchiare con le braccia intirizzite, a saltellare sul posto.
C'è un po' di tutto tra i partecipanti. Sono quasi 850 quelli della maratona e arrivano da 27 nazioni diverse. Solo una quindicina hanno mandato un fax per far sapere agli organizzatori che preferivano rimanere a letto. Gli altri ci sono tutti: giovani patiti del fitness, anziani dal passo svelto che sanno tenersi in forma, una coppia decisa a correre con il proprio cane, podisti-filosofi dalla barba lunga "stile Forrest Gump" e professionisti pieni di elastotaping, le strisce-bendaggio usate per dolori e infiammazioni muscolari balzate agli onori delle cronache dopo lo striptease di Balottelli in Italia-Germania. Un corridore ha una telecamera montata su un caschetto: riprende la scena da dentro il mucchio selvaggio.
Per proteggersi dal freddo e dalla pioggia si utilizzano k-wai di tutte le fattezze: extra-large o slim, imbottiti o sottili come un velo, a tinta unita (gialli, verdi, rosa, ecc) o multicolore. Insomma, la corsa sarà pure uno sport povero, ma non per chi tiene al look: senza considerare le calzature da running (le Mizuno vanno per la maggiore), i tessuti che tengono caldo e i cardiofrequenzimetri ultratecnologici. Insomma si può correre con un abbigliamento da 10 euro o con quello da 500. Ma a fare la differenza è sempre la motivazione.
Mancano cinque minuti alle 9, ora prevista per la partenza. Questo esercito di runners si raduna saltellando in mezzo alla strada, desideroso di attraversare quanto prima l'arco gonfiabile che fa partire il cronometro. «Ancora un attimo e ci siamo», li tiene buoni lo speaker. Vicino alle transenne, riparato sotto un ombrello insieme a un compagno, c'è un podista particolare: «Uno si allena per settimane e poi arriva qui e trova questo tempaccio». Si tratta di Guglielmo Boni, corridore non vedente dalla nascita che in passato ha corso la maratona rimanendo sotto le tre ore. Arriva il via.
Ad assistere alla partenza c'è Gelindo Bordin, l'atleta veneto medaglia d'oro alle Olimpiadi di Seul '88, oggi rappresentante dello sponsor tecnico dell'iniziativa: la Diadora. «Correre con questo tempo? Per uno forte e allenato potrebbe essere anche un vantaggio dato che si deve bere meno - spiega l'ex corridore - Ma per chi non è abituato, rimanere per diverse ore sotto la pioggia e il freddo sarà molto dura». La fiumana dei 2mila corridori sfila dal via veloce, quasi volesse lasciarsi alle spalle questo tempo da tregenda: prima passano gli 800 partecipanti alla maratona, fra cui un 83enne di Pisa (il più anziano) e una signora del Nuovo Galles (la più lontana da casa). Poi tocca agli oltre mille partecipanti alla Lucchesina, la marcia non competitiva di 5 o 10 chilometri. Qui ci sono anche i 261 membri (alunni e insegnanti) dell’associazione “Il sorriso di Stefano”, gruppo nato all’Isi Pertini e per l’occasione accompagnato dai ragazzi speciali dell’Allegra brigata e dalla Palestra Life. «Non c’è solo la corsa – spiega Dino Petri – È un modo per stare insieme e regalare a tutti un sorriso».
Arriva il momento dei bambini: per le 9,30 è prevista la partenza della Geronimo Stilton Marathon, evento che prende il nome dal topo-giornalista divenuto l'idolo per questa generazione compresa tra gli 0 e gli 11 anni. Alessio e Perla sono qui per lui. Se ne stanno riparati sotto le tensostrutture con le loro mamme. «Avrei preferito non partecipasse - spiega la madre di Alessio - Ma il padre sta facendo la maratona e lui ha insistito tanto. Tutto per incontrare Geronimo». Alessio fa sì con la testa e poi spiega di essersi allenato per tutta la settimana. Perla, invece, è avvolta in una impermeabile fosforescente molto fashion. «Speriamo solo che domani non siano malati», commenta l'altra madre sconsolata. La pioggia aumenta di intensità e così lo speaker stringe i tempi. Pronti, attenti, via! I bambini si producono in uno scatto bruciante. Ma non sono i soli e di sicuro non i più impacciati: padri e madri li seguono con passo svelo ma meno sciolto, divisi tra il tentativo di ripararsi con l'ombrello e l’istinto genitoriale. Il tragitto verso piazza San Michele è breve (poco più di un chilometro) ma non privo di ostacoli: la pioggia ha fatto saltare la corrente e gli archi gonfiabili in vista dell'arrivo si sono afflosciati sul percorso. «Dai Francesco, andiamo a vincere!». Un babbo sprona così il suo bambino che a piccoli passi e con l'ombrellino in mano avanza deciso verso la piazza. Incurante di tutto, bagnato e soprattutto felice.
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