Camionista vuole 50mila euro dall’Asl
In ospedale i medici gli somministrano un tranquillante, lui fa un incidente, gli ritirano la patente e perde il lavoro
PORCARI. I medici dell'ospedale lo dimettono dopo avergli somministrato farmaci antidepressivi senza informarlo del pericolo di mettersi alla guida per rientrare a casa. Lui sale in macchina e percorsi 500 metri va a sbattere contro un palo. La polstrada lo sottopone al test antidroga e lo trova positivo agli psicofarmaci. Ogni spiegazione risulta vana. Fermo amministrativo e sospensione della patente per 10 mesi con conseguente risoluzione del contratto con la ditta di autotrasporti dove lavora e impossibilità di svolgere la sua attività di camionista. Per un anno e mezzo è costretto ad attingere ai suoi risparmi prima che il gip lo assolva dall'accusa di guida in stato di alterazione psichica per «non essere stato avvisato dai medici del Campo di Marte delle conseguenze nell'assunzione di certe sostanze curative». Una vicenda incredibile che 5 anni dopo finirà nuovamente davanti al giudice. Stavolta però la parte lesa sara lui: Andrea Bacconi, 45 anni, di Porcari. Assistito dal suo avvocato Nicola Taponeco chiederà al tribunale civile 50mila euro di risarcimento del danno all'azienda Asl e al medico del reparto psichiatria che gli somministrò un'ora prima di dimetterlo, attraverso una flebo, il tranquillante. «Quei soldi - racconta Andrea Bacconi - mi spettano per i danni patiti in questi anni e per il mancato guadagno visto che non ho potuto svolgere il mio lavoro di autotrasportatorei». Al momento il tentativo di mediazione svoltosi alla Camera di Commercio tra il camionista e l'Asl si è concluso con un nulla di fatto.
L'origine. «Dal 2006 al 2007 sono stato in cura nel reparto psichiatria del Campo di Marte. - racconta Andrea Bacconi - All'origine dei 7 ricoveri una forte depressione dovuta allo stress accumulato a livello lavorativo ». Ricoveri mai, inferiori a una settimana, al termine dei quali veniva diagnosticato il persistere di stati di depressione.
Il fatto. Il 22 novembre 2007 Bacconi è ricoverato in ospedale. Contrariamente agli accordi viene dimesso: «Mi fanno una flebo di En gocce (benzodiazepine a lunga durata) senza accennarmi agli effetti collaterali e al pericolo che correvo se mi fosse messo al volante di un'auto. Alle 14 esco dall’ospedale e salgo sulla mia Panda. Di quel giorno ricordo solo il semaforo e il palo di cemento contro il quale l'auto si è schiantata in viale Castracani all'Arancio».
Arriva la polstrada. La polizia rileva il sinistro sottoponendo Bacconi ai test alcolemici e anti droga. Positivo all'assunzione di sostanze psicotrope. «Ogni mia spiegazione si è rivela inutile. Nei miei confronti scatta il fermo amministrativo del veicolo e la sospensione della patente per 10 mesi. A settembre 2008 mi venne notificato un decreto penale di condanna per l'assunzione degli psicofarmaci. Morale? Obbligato a risolvere il contratto di lavoro con la ditta Autotrasporti Malcontenti srl».
La sentenza. Per 18 mesi Bacconi attinge ai risparmi e s’indebita con le banche. Poi il 4 novembre 2009 il giudice Pezzuti lo assolve dall’accusa.
Luca Tronchetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google