Tra passione e affari la febbre del tartufo contagia anche Lucca
In provincia sono presenti tutte le nove varietà del tubero Nasce un’associazione ad hoc per la raccolta e lo studio
LUCCA. Il tartufo è tutela dell’ambiente, marketing territoriale, sport…ma, soprattutto, il tartufo è business. Con costi dei pregiati bianchi che si piazzano quest’anno tra 2 e 4 mila euro, la passione per il tubero supera le questioni di gusto e diventa affare, perché scovare i punti dove si riproducono le spore vale spesso una piccola fortuna.
Afrodisiaco per Giove, pare inebriare perfino molti lucchesi, raccoglitori esperti che battono selve di querce, pioppi, lecci, sugheri e pini, in zone che vanno dalla campagna di Sant’Alessio, alle porte della città, fino in Valle del Serchio e in Versilia. Sette cercatori hanno costituito l’Associazione Tartufai della provincia di Lucca; è guidata da Claudia Giuntini, 33 anni, patrocinatore legale e presto avvocatessa, ex presidente della circoscrizione n. 6. Con lei sei tartufai maschi che rappresentano tutte le aree del territorio provinciale: Adriano Bertini (vice presidente), Fulvio Ercolini, Pietro Cheli, Mariano Fari, Mario Paolini e suo padre, Enrico. «Non esisteva un’associazione nelle nostre zone – spiega Giuntini, che ricopre il ruolo di presidente – In Toscana fa scuola il gruppo di tartufai di San Miniato al quale ci siamo rivolti per confrontarci prima di procedere con la redazione del nostro statuto. L’obiettivo che ci poniamo sono raccolta e la ricerca scientifica, entrambe finalizzate alla tutela del bosco, dell’ambiente, alla valorizzazione e alla promozione del prodotto e del territorio».
Chi si immaginava che Lucca secoli fosse quasi come Alba? «La nostra provincia – dichiara con entusiasmo la neopresidente – possiede tutte e 9 le varietà di tartufi e ha un potenziale enorme per il mercato». Per il buon tartufaio scoprire i tesori del sottosuolo significa aver riguardo anche di una sorta di codice d’onore che implica il totale rispetto della vita del bosco. «Sono sempre più frequenti scorribande notturne che sfuggono ai controlli sia nelle aree pubbliche sia in quelle private. Vogliamo sensibilizzare Provincia e Comuni affinché il personale di polizia e le guardie ambientali possano essere formate per riuscire a contrastare il fenomeno».
L’associazione tartufai lucchesi fa appello alle amministrazioni locali anche perché provvedano a una mappatura delle tartufaie spontanee come pioppete e faggete, spesso distrutte a favore di coltivazioni di cereali, come è accaduto in parte a Sant’Alessio, o dalla stessa cementificazione. I colleghi pisani, infatti, hanno ottenuto da anni l’inserimento delle aree produttive pubbliche all’interno del piano regolatore e proprio grazie alla costituzione dell’associazione sono riusciti a costruire l’identità di San Miniato sul tartufo, facendone oggi la piazza più nota della Toscana.
E anche a Lucca si aspira a un riconoscimento: «Vogliamo organizzare eventi e iniziative, da corsi di formazione a incontri per chef e appassionati di cucina, che contribuiscano – sostiene Giuntini – a far conoscere la cultura del tartufo nei diversi aspetti, incluso quello turistico».
Poiché nessuno, al momento, sembra interessato a costituire tartufaie coltivate, segnalano al Servizio Caccia e Pesca della Provincia, è comunque il caso di fare due conti: se la nostra terra è spontaneamente ricca di funghi ipogei, previo corso, esame e conseguimento di tesserino, basta scavare con l’apposito vanghetto in compagnia di un cane addestrato. Claudia sottolinea «la ricerca del tartufo è uno sport, come la caccia». L’associazione è affiliata al Coni: l’iscrizione annuale è di circa 30 euro, inclusa l’assicurazione. Info: tartufaidellalucchesia@gmail.com; tel 3388568572.
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