Il Tirreno

Lucca

Chiusura annunciata per 300 aziende artigiane

di Barbara Antoni
Chiusura annunciata per 300 aziende artigiane

In sofferenza anche tanti negozi: entro gennaio si prevede un’epidemia di saracinesche abbassate. Per le categorie l’aumento dell’Iva ridurrà i consumi

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LUCCA. La fine dell’anno e il mese di gennaio 2013 potrebbero riservare brutte sorprese per i comparti di commercio e artigianato. Contrazione di consumi e di ordinativi, il carico fiscale e la prospettiva dell’aumento di un punto percentuale dell’Iva - dal 10 all’11% e dal 21 al 22 secondo la manovra che il governo si appresta a varare - finiranno, secondo le categorie, per mettere in ginocchio tante aziende.

Confartigianato ha già fatto una stima: a livello provinciale, sulle 13.800 aziende iscritte al comparto artigiano, circa trecento sono destinate a morte sicura, soprattutto nei settori trasporto e manufatturiero. Come spiega il direttore dell’associazione Roberto Favilla, «le aziende committenti dei servizi di trasporto pagano oggi i padroncini meno di quattro o cinque anni fa. Questi, oltretutto, a fronte di una drastica riduzione dei margini di guadagno, devono fare i conti con l’aumento delle spese per carburanti e manutenzioni. Il risultato? Che entro il 31 gennaio 2013 molti decideranno di chiudere, ormai non ce la fanno più, ricevo lamentele tutti i giorni. Gli imprenditori ci raccontano che riscuotere dai fornitori è diventato sempre più difficile; loro invece devono pagare clienti e assicurazioni e le banche non fanno loro più credito. A questo scenario si aggiunge la prospettiva dell’aumento dell’Iva, che farà schizzare ulteriormente il livello dei costi. Mi aspetto ripercussioni molto pesanti».

Anche Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti, presagisce un effetto domino dall’aumento dell’Iva. «Un punto in più segnerà obbligatoriamente una frenata nei consumi -dice -. Di fatto, sarà un punto in più di inflazione generale, non è un aumento di prezzi ma di filiera che comporterà costi aggiuntivi per il ristoratore, il commerciante e il compratore. Andrà così a incidere sui consumi, contraendoli inevitabilmente. Al contrario, per migliorare la situazione generale si dovrebbe intervenire restituendo reddito ai lavoratori dipendenti e riducendo il carico fiscale sulle imprese: solo così si agevola una ripresa dei consumi. Già si riscontrano variazioni di orientamento dei consumi».

«L’aumento dell’Iva comporterà un ulteriore calo dei consumi - spiega il direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini -. Il passaggio dal 21 al 22% significa un costo in più per l’utente finale, per l’imprenditore significa un guadagno in meno». E aggiunge che «sia in città che nei centri minori della Mediavalle, il calo dei consumi porterà inevitabilmente alla chiusura di tante attività che già sono in sofferenza: a malapena tanti imprenditori riescono a pagare l’affitto a fine mese. A maggior ragione - conclude - amministrazioni e categorie dovranno adoperarsi per individuare azioni di promozione e visibilità ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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