Al via la vendemmia, tra produzione a -15% e timori per il meteo
Gran caldo e siccità fanno anticipare la raccolta delle uve Si inizia da lunedì e si confida in una buona qualità del vino
LUCCA. Nerone anticipa la vendemmia. L’ondata di gran caldo condizionerà la raccolta delle uve, tanto che, se la settimana prossima non pioverà o non rinfrescherà, si è già pronti a staccare i primi grappoli.
Nei vitigni precoci, tra questi i francesi – chardonnay, sauvignon, pinot che caratterizzano anche le coltivazioni di Montecarlo e Colline lucchesi – e il ciliegiolo, la raccolta potrebbe essere anticipata di quasi due settimane.
Il vino sarà poco ma buono, si assicura: il clima - con qualche scongiuro per le previsioni meteo dei prossimi giorni – non ha compromesso, ad oggi, l’accrescimento dell’acino e la coloritura. Ma si stima una riduzione della produzione del 15% che potrebbe diventare del 20 se la prossima settimana non arriverà quella rinfrescata con un po’ di piogge prevista dai metereologi.
In ogni caso, la riduzione di produzione è un dato, per il momento, non convertibile in termini economici, proprio perché la qualità del ‘prodotto finito’ potrà fare la differenza.
Ieri Coldiretti nazionale ha annunciato il via alla vendemmia per evitare che lo stress idrico subito dalle viti con le alte temperature di luglio e questa prima parte di agosto incida sulle caratteristiche organolettiche trasmesse al vino.
Per la Toscana e le coltivazioni lucchesi i tempi sono meno affrettati, sebbene anche per i tardivi – canaiolo, trebbiano, sangiovese - la vendemmia potrebbe scattare intorno alla metà di settembre. «Per la corretta maturazione degli acini e l’equilibrio tra zuccheri e acidità – dichiara Paolo Scialla, enologo della Cia di Lucca – servono temperature più miti, ma confidiamo in un cambiamento del clima dalla prossima settimana».
Non si accenna, infatti, alle vigne nella richiesta di stato di calamità che proprio in questi giorni le organizzazioni agricole - Cia, Coldiretti e Unione agricoltori – hanno presentato alla Regione Toscana.
«Il riconoscimento dello stato di calamità in agricoltura – spiega Scialla – ha procedimenti piuttosto complessi e viene attivato in aree coltivate con almeno il 30% del prodotto vendibile danneggiato. Insieme alle altre organizzazioni agricole attenderemo quindi di vedere i risultati della vendemmia e l’effettiva resa di uva in vino».
I chicchi sono sanissimi grazie alla perfetta alternanza di piogge e sole della primavera che ha impedito la formazione di muffe e altre malattie.
«Il problema dell’estate afosa, purtroppo, - continua l’esperto della Confederazione italiana agricoltori - rientra in un quadro del settore già piuttosto critico in provincia di Lucca: si somma alle difficoltà dovute ai costi della produzione, a quello del gasolio e dei fitofarmaci e alla stessa poca capacità di esportazione».
Le giacenze di vino non sono più un segreto: altre zone produttive italiane con i propri consorzi dop (nomenclatura che ha recentemente sostituito la doc) riescono, con un’efficace promozione, a piazzarsi meglio sul mercato, non soltanto quello estero, europeo o nei Paesi terzi, ma anche su quello interno e locale.
Un problema che riguarda, in generale, su quasi duemila aziende vitivinicole iscritte al catasto, rappresentanti 400 ettari di superficie coltivata, circa 200 realtà impegnate nella vendita dello sfuso e dell’imbottigliato.
Su questo la spuntano le imprese vinicole che si organizzano spesso in modo autonomo, con i propri distributori ed esperti di marketing.
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