Il telegramma al prefetto e l’accusa di caccia di frodo
Nella corrispondenza inedita di Puccini, tanti particolari della sua vita Le lunghe lettere ad Elvira, i messaggi più concisi per librettisti ed editori
LUCCA. Al prefetto di San Giuliano, il Maestro si limita a inviare un telegramma. Una comunicazione urgente, dopo l’accusa di caccia di frodo. Con Leopoldo Mugnone, il direttore d’orchestra che ha diretto il debutto di Tosca, nel 1900 a Roma, invece Giacomo Puccini è più prodigo di parole: a “Popoldo” scrive una missiva di proprio pugno. Come fa, ad esempio, con Carlo Angeloni, il maestro di composizione al quale resta legato da affetto e ammirazione per tutta la vita.
Il regesto (registro o catalogo) della corrispondenza del Maestro che la Fondazione Puccini e il Centro studi pucciniani pubblicano on line aggiorna l’atlante di vita del compositore fra il 1877 e il 1896, quasi un ventennio che abbraccia gli studi, compresi quelli al conservatorio di Milano, e i primi successi: Manon Lescaut e anche La Bohème, che debutta, infatti, il 1° febbraio 1896 al Regio di Torino.
I contenuti di parte di questa corrispondenza - circa 200 lettere ancora inedite - non possono essere resi noti, in assenza di un accordo (che appare molto vicino) con l’erede del Maestro, la nipote Simonetta Puccini. Tuttavia - conferma Gabriella Biagi Ravenni, direttrice della fondazione Puccini - già la catolagazione e la creazione di un indice di questa corrispondenza, dai biglietti alle cartoline, fino alle lettere consentono di capire meglio le vicende del Maestro in quegli anni. «Un tratto che emerge da questa corrispondenza - spiega Gabriella Biagi Ravenni - è che Puccini scriveva molto. In una lettera cita di avere il tavolo ingombro di lettere alle quali rispondere».
Gli amici di caccia. Come il marchese Carlo Ginori Lisci, proprietario di villa la Piaggetta, a Massaciuccoli, dotata di una darsena privata, necessaria al nobile (e ai suoi amici) che dal 1887 diventa il proprietario unico del lago sulle cui sponde Puccini decide di vivere, quando si trasferisce sul belvedere di Torre del Lago. L’amicizia con il marchese è nota, considerando che a Carlo Ginori Puccini dedica La Bohème, ma la corrispondenza oggi inserita nel nuovo catalogo aggiunge un tassello alle relazioni fra i due illustri dirimpettai, divisi solo dal lago di Massaciuccoli.
Lettera a Narciso Gemignani. In questa corrispondenza spicca anche una lettera che Giacomo Puccini scrive a Narciso Gemignani, il farmacista e marito di Elvira Bonturi, la compagna di una vita del musicista. Dal tono della missiva si comprende che, nella fase iniziale della conoscenza, i due uomini fossero legati da una certa amicizia. Interrotta, poi, quando viene ufficializzata la relazione fra Giacomo Puccini ed Elvira.
La corrispondenza con i nobili. A parte le missive all’amico Carlo Ginori, Puccini, il Maestro ha relazioni con moltissimi nobili di stanza a Lucca e non solo. Ad esempio, la corrispondenza con il principe Carafa di Noia rivela la necessità di Puccini di mettersi in contatto con il principe Poniatowski, discendente diretto del re di Polonia che, per un certo periodo vive a villa Bonturi (oggi villa Oliva). E al quale, poi, Puccini decide di dedicare il Capriccio sinfonico, composto come esame al termine dell’anno accademico 1881-1882 al conservatorio di Milano.
I rapporti con librettisti ed editori. Non mancano, infine, le lettere, anche inedite o poco conosciute, a compositori, librettisti ed editori. Grazie a questa fitta corrispondenza, si ha la conferma del legame di amicizia, oltre che di lavoro, che lega Puccini, ad esempio, a Carlo Clausetti, già collaboratore e poi socio dell’editore Ricordi. Clausetti, infatti, collabora con il Maestro già per Manon Lescaut, l’opera che lo consacra al successo, ma soprattutto per La Fanciulla del West. E’ grazie al frequente scambio di lettere, ad esempio, che si viene a conoscenza che Puccini manda Clausetti a rappresentarlo a Bruxelles per la prima di Manon, invitando gli organizzatori a trattarlo con tutti i riguardi che avrebbero riservato al compositore in persona.
Da non trascurare, infine, neppure l’importanza delle lettere a Domenico Oliva, librettista della prima ora di Manon e a Illica, librettista e collaboratore strettissimo di Puccini.
La corrispondenza. Non sempre - ammette Gabriella Biagi Ravenni - è stato ed è facile decifrare la corrispondenza del Maestro «che spesso utilizzava le cartoline per comunicare. Una volta esaurito lo specchio di scrittura, Puccini, capovolgeva la cartolina e continuava a scrivere sulla propria scrittura, incrociando le linee. Anche da questi elementi formali è possibile ricostruire i momenti di vita del compositore che quasi esclusivamente al Elvira scriveva lettere lunghe, piene di dettagli. In generale, però, comunicava utilizzando quelle speciali lettere che ripiegate in quattro si trasformano anche in busta. Lo spazio per scrivere, in quelle circostanze, non è molto. E, quindi, i messaggi del Maestro risultano spesso concisi e non sempre di facile comprensione».
Ilaria Bonuccelli
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