Italia
Bisogna pagare fino a 65 euro per poter consultare le pratiche
Architetti e ingegneri contro i “diritti di ricerca” riscossi dal Comune per visionare i fascicoli «Può essere accettabile ma solo se gli atti ci sono davvero utili e se ne chiediamo una copia»
LUCCA. Il Comune li chiama “diritti di ricerca”. I tecnici li considerano una gabella non dovuta. O troppo salata. Fatto sta che né architetti né ingegneri vogliono continuare a pagare da 39 a 65 euro per visionare le pratiche dell’archivio del settore edilizia. Tanto più che i soldi li devono versare anche prima di consultare pratiche che, a volte, si rivelano inutili per la presentazione di una Scia, la segnalazione certificata di inizio attività necessaria per cominciare i lavori di manutenzione e ristrutturazione.
Per questo il presidente dell’ordine degli architetti, Elvio Cecchini, e il presidente dell’ordine degli ingegneri, Giovanni Ciancaglini, in una nota comune, chiedono all’amministrazione di cancellare i diritti di ricerca o di equipararli a quelli applicati da altri comuni, come Capannori dove la presa visione di un atto costa da 5 a 10 euro al massimo.
I diritti da pagare. Con un atto dell’ex direttore generale, il Comune decide di applicare una tariffa ai professionisti - architetti, ingegneri, geometri, periti edili - che chiedano di visionare le pratiche «giacenti negli archivi del Suap (lo Sportello unico per le attività produttive) o dell’edilizia privata della sede comunale, della sede di San Filippo o di quella di via della Colombaia». Secondo quanto riferiscono gli ordini professionali, su segnalazione dei propri iscritti «è necessario corrispondere preventivamente presso la tesoreria comunale i “diritti di ricerca” (di atti), variabili da 39 a 65 euro, fino a tre pratiche correlate».
La contestazione. Ciancaglini e Cecchini contestano, in primo luogo, che il pagamento viene «comunque e preventivamente richiesto, a prescindere dal fatto che il contenuto della pratica possa interessare». E’ pur vero - precisa Cecchini - che la consultazione delle pratiche in archivio è necessaria sia in caso di vendita di un immobile sia in caso di interventi interni ed esterni, che si possono effettuare tramite presentazione di Scia. «In entrambi i casi - aggiunge il presidente dell’ordine degli architetti - si deve effettuare la consultazione per verificare la conformità edilizia del fabbricato. Può accadere, infatti, di riscontrare che lo stato finale di un intervento non corrisponda a quello autorizzato. Poter correggere questa difformità è fondamentale sia per presentare una Scia che per vendere un fabbricato. La mancata verifica e la scoperta successiva di problemi ha comportato, in qualche caso, anche l’annullamento di un rogito».
L’accusa. Gli ordini professionali evidenziano che, se la pratica visionata risulta inutile agli scopi del professionista, vengono «versate somme che non corrispondono all’esistenza di alcuna reale necessità». E questo fatto rende difficile giustificare «alla committenza (il cliente, ndr)» il fatto di addebitare i 39 o 65 euro richiesti dal Comune. Oltretutto - prosegue la nota dei professionisti - queste cifre risultano «economicamente incongrue, specialmente in questo periodo di grave crisi economica».
La difesa. Il Comune difende il provvedimento, ricordando che la maggior parte degli archivi è concentrata lontano dal municipio e che, in media, ci vuole non meno di un’ora o due per andare a rintracciare le pratiche e presentarle, anche per la sola visione, al professionista. Proprio il lavoro richiesto per individuare i fascicoli renderebbe - per l’ente - le somme richieste anche congrue oltre che dovute.
La richiesta. Una breve ricerca - dicono i professionisti - ha fatto emergere che in alcuni comuni limitrofi «il pagamento dei diritti di visione spesso non è dovuto o è molto più basso. Oppure è dovuto solo nel caso in cui sia richiesta la riproduzione per estrazione delle copie (oltre ai costi per le copie)». Da qui la richiesta (di pochi giorni fa) al Comune di «annullare i diritti di ricerca per la sola visione delle pratiche giacenti nell’archivio del Suap o dell’edilizia (in tutte le sue sedi)». Se, invece, c’è un interesse reale nella pratica e vengono richieste copie, gli ordini chiedono che la tariffa sia uniformata a 5-10 euro, come a Capannori, oltre al costo di riproduzione dei documenti richiesti.
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