Il Tirreno

Lucca

Guerra totale all’imposta di soggiorno

di Ilaria Bonuccelli
Guerra totale all’imposta di soggiorno

Ascom e Confesercenti contrarie al nuovo tributo: per i turisti un motivo in più per non venire a pernottare a Lucca

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LUCCA. Giuliano Cesaretti la definisce un «elemento di dissuasione». Un motivo in più per i turisti per non venire o per contestare i prezzi. Per questo, il presidente di area vasta di Confesercenti - che raggruppa le associazioni da Massa Carrara a Pisa, passando per Lucca e la Versilia -si dice contrario all’imposta di soggiorno. E invita il Comune a ripensarci.

Anche a Rodolfo Pasquini l’imposta piace poco. Il direttore di Confcommercio, però, è appena più possibilista: il Comune - dice - la può introdurre a condizione che gli introiti servano per garantire servizi e sostenere il turismo. Non per ripianare eventuali deficit. Per un motivo o per un altro, le categorie economiche dichiarano guerra all’impostadi soggiorno, anche se il Comune la vorrebbe introdurre per un numero limitato di pernottamenti, con tariffe differenziate in base alla classificazione delle strutture ricettive e in base al periodo. L’assessore alle finanze, Antonio Sichi, ribadisce che la proposta si può modificare, ma difende la possibilità di incassare 1 milione senza tartassare ulteriormente i residenti. Tanto più che questi soldi dovrebbero servire proprio a finanziare le iniziative di sostegno al turismo.

Qui Confesercenti. Il ragionamento di Giuliano Cesaretti parte da due considerazioni: il turismo è diventato il quinto settore della Lucchesia, dopo calzaturiero, cartario, lapideo e nautica; nel 2011 ha rappresentato il 13% del pil provinciale. Quindi, è una risorsa irrinunciabile per l’economia «considerando che i turisti portano soldi anche ai negozi che a loro volta danno lavoro agli artigiani e quindi alle attività produttive, secondo un ciclo virtuoso. Sarebbe un errore vessare ulteriormente gli operatori che già pagano molto di Tia e di altre tasse». Oltretutto - aggiunge Cesaretti - l’introduzione dell’imposta di soggiorno creerebbe un problema rilevante ai titolari di strutture ricettive che hanno già comunicato i prezzi al momento delle prenotazioni: «Ho riunito gli albergatori e ho capito che fra i tanti problemi che l’imposta comporta c’è quello di spiegare ai clienti l’aumento di prezzo. La maggior parte delle prenotazioni ormai avviene per Internet. Come puoi spiegare a un turista straniero che, da quando ha prenotato, il prezzo è cambiato per una nuova imposta del Comune? Offriremmo solo occasioni di contestazione della prenotazione». Questo, per il presidente di Confesercenti non è accettabile, soprattutto dopo gli sforzi messi in atto dalle associazioni di categoria e dalla Camera di commercio, dopo la chiusura delle Apt, per investire in promozione turistica all’estero attraverso Lucca promos. «In sostanza - conclude Cesaretti - questa imposta sarebbe solo una nuova dolorosa gabella per il settore. Perciò il Comune dovrebbe ripensarci».

Qui Ascom. Contraria da sempre all’imposta di soggiorno anche Confcommercio, ricorda il direttore, Rodolfo Pasquini «perché non esiste alcuna garanzia che il gettito non venga utilizzato per ripianare i debiti del Comune. Se l’obiettivo dell’imposta fosse incentivare il turismo, offrire servizi e svolgere le mansioni che erano dell’Apt, allora ne potremmo riparlare». Tuttavia - sottolinea Pasquini - l’amministrazione comunale non avrebbe dovuto esordire con questa nuova imposta. «Prima di istituirla - insiste il direttore di Ascom - avrebbe dovuto studiare bene il bilancio, tagliare gli sprechi e, poi, dopo un confronto con le categorie vagliare questa ipotesi. Tanto più che un costo aggiuntivo di questo genere ci rende ancora meno competitivi rispetto ad altre mete europee, come Spagna e Grecia, e anche internazionali. Istituire una nuova imposta significa risolvere un problema nella quotidianità, indebolendo, però, l’ossatura di un settore».

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