Il Tirreno

Lucca

«Se non trovavano il forziere avrebbero abusato di mia figlia»

di Pietro Barghigiani
«Se non trovavano il forziere avrebbero abusato di mia figlia»

Il drammatico racconto dell’imprenditore Marco Angeli assalito in villa con la famiglia da cinque banditi armati

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LUCCA. Sapevano tutto. Ed erano pronti a tutto. Un commando di professionisti del crimine che probabilmente da mesi monitorava la famiglia Angeli. E che alla prova dei fatti ha tenuto in ostaggio tre persone per quasi un’ora minacciando di usare violenza nei confronti di una ragazza di 17 anni se l’imprenditore non avesse aperto la cassaforte. Gente senza scrupoli, pericolosa. Il racconto di Marco Angeli, 49 anni, titolare dell’azienda di prodotti petroliferi a Castellare di Pescia, fa venire i brividi.

Parla l’imprenditore. «Dopo aver aperto la prima cassaforte mi hanno chiesto dov’era la seconda. Ho risposto che non c’era. Allora uno della banda mi ha minacciato: “Va bene, la cerco da solo, ma se la trovo poi ci divertiamo con tua figlia”. E così ho aperto anche l’altro forziere. Non erano ancora contenti e volevano anche una terza cassaforte. A quel punto ho detto basta. Non ce ne sono altre. Cercate pure». Seduto alla scrivania nell’azienda che porta il suo nome, Marco Angeli, 49 anni, di San Salvatore, riflette a mente fredda sulla rapina subìta con moglie e figlia nella notte tra sabato e domenica. Ricorda con voce scossa quello che lui e suoi familiari hanno passato. Ma il pensiero viene proiettato verso il futuro. A quella serenità sconvolta dal blitz dei 5 banditi che ha segnato la famiglia dell’imprenditore violandone l’intimità domestica. Una quotidianità intaccata dalla consapevolezza di essere vulnerabili e bersaglio di malviventi che non si fanno scrupoli a minacciare violenze sessuali per ottenere il bottino.
Il terrore. I cinquanta minuti di terrore per Angeli, la moglie Anna Maria e la figlia 17enne sono iniziati alle una meno cinque per concludersi alle 1,45. Dell’assalto del commando al cancello di casa alla chiusura della famiglia nella lavanderia. In mezzo le minacce per arraffare i soldi, i Rolex e i gioielli custoditi nelle due casseforti per un valore oscillante dai 200 ai 300mila euro.
«Sì, hanno preso davvero tanto. Mi hanno messo a terra – racconta Angeli -. Sono stati momenti che non potrò mai dimenticare. Quando mi sono liberato ho subito chiamato il 112. Sono arrivati in pochissimi minuti. Devo ringraziare i carabinieri di Lucca e Altopascio che hanno dimostrato professionalità e tempismo».
«Sembravano guerrieri». L’imprenditore riavvolge il nastro del film e torna al raid dei malviventi. L’incubo si materializza quando disattiva l’allarme. Apre il cancello e si appresta a entrare nella villa di San Salvatore al volante del suo Volkswagen Touareg. «Erano vestiti con tute nere e grigie – spiega Angeli –. Il volto era coperto da un passamontagna che lasciava visibili solo gli occhi. Erano quasi tutti di corporatura esile, statura media, accento dell’Est. Solo uno, più basso e tarchiato, è rimasto in disparte e non ci ha mai rivolto la parola. Sembravano dei guerrieri ninja».
«Ci divertiamo con tua figlia». I momenti più drammatici sono stati quelli in cui la gang si è spinta a minacciare attenzioni particolari verso la figlia minorenne. «Pensavo a quello che era successo a Perugia (a febbraio un bancario ucciso in una rapina in casa per aver tentato di difendere la moglie da un tentativo di stupro, ndr) e ho avuto davvero paura - afferma -. Non sono stati violenti, almeno a livello fisico. Uno mi ha puntato una pistola alla testa e mi ha ordinato di aprire la cassaforte. L’hanno svuotata. Poi è arrivata l’intimidazione che mi ha fatto rabbrividire. Mi hanno chiesto di una seconda cassaforte e quando ho detto che non c’era uno dei banditi mi ha minacciato: “La cerco io e se la trovo poi ci divertiamo con tua figlia”. Avrei preferito essere picchiato a sangue piuttosto che sentirmi dire una frase del genere. L’ho aperta subito e quando mi hanno chiesto di un terzo forziere ho risposto “Basta, non ce ne sono più. Se mi volete credere bene, altrimenti fate come volete”. Allora ci hanno chiuso nella lavanderia e sono fuggiti».

Guardia armata. Domenica notte all’esterno della villa dell’imprenditore è stata schierata una guardia armata.

«Non lo faccio per me, ma per la mia famiglia - conclude Angeli –. Devo pensare a loro. La guardia è servita solo per cercare un minimo di tranquillità dopo quello che era successo. Non ho intenzione di vivere con gente armata davanti casa. Di sicuro potenzierò il sistema d’allarme e lo collegherò alla centrale dei carabinieri. Dopo la rapina e per tutta la giornata di domenica decine di militari si sono presentati per i rilievi e gli accertamenti. Sento una vicinanza che non mi sarei aspettato e ho una grande fiducia che possano individuare i banditi».

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