Il Tirreno

Lucca

Verso il ballottaggio, Fazzi gioca la carta dell'anticomunismo

di Ilaria Bonuccelli
Verso il ballottaggio, Fazzi gioca la carta dell'anticomunismo

L'outsider del centrodestra crede nella rimonta. Tambellini però è sicuro del suo +30% e nessuno parla di apparentamenti

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LUCCA. Gioca la carta dell’anti-comunismo, Pietro Fazzi. L’outsider del centrodestra, candidato di una lista civica e dell’Udc, che scippa il ballottaggio al sindaco uscente, cerca di recuperare i 30 punti di distacco dall’avversario di centrosinistra, Alessandro Tambellini, con uno slogan semplice, di berlusconiana memoria: l’elettorato deve tornare alle urne il 20 e il 21 maggio per evitare di «consegnare la città alla sinistra».

Il giorno dopo la débacle elettorale del Pdl, Fazzi lancia un appello per l’unità del centrodestra rivolgendosi ai 30mila astenuti e ai moderati che al primo turno hanno scelto altri candidati di area. Non parla espressamente di apparentamenti, per non dividere - soprattutto di sconfitta - il bottino dei seggi con altri alleati. Piuttosto, Fazzi propone alle forze del centrodestra un accordo politico (più che elettorale in senso stretto) per arginare la valanga rossa. E fa presente, in primo luogo al Pdl, che se anche ci sarà un’alleanza per il ballottaggio non sarà sottoscritta in cambio di poltrone. L’alleanza dovrà basarsi su una comunione di intenti, visto che - è il Fazzi pensiero - il disastro elettorale del centrodestra è da attribuire all’incapacità dei vertici dei partiti di gestire le crisi che, a più riprese, dall’estate del 2010 hanno frantumato la maggioranza di palazzo Orsetti.

Per Fazzi, infatti, la rimonta è in salita ma non impossibile «perché si vota in una città con una tradizione moderata, liberale, cristiana», lontana dal sentire della sinistra radicale di cui sarebbe portatrice l’amministrazione Tambellini.

Quelli che finora sono andati a votare, però, non sembrano pensarla allo stesso modo. Al primo turno, infatti, Tambellini supera i 19mila voti quando, cinque anni fa, il candidato del Pd, Andrea Tagliasacchi, ottenne poco meno di 21mila preferenze, con 8mila votanti in più di quelli del 2012. Che poi la paura nei confronti di Tambellini e del suo governo comunista non sia così forte a Lucca sembra confermata anche da una cena che, poco prima del voto, è stata organizzata proprio dagli industriali alla presenza del presidente della Regione, Enrico Rossi. Un modo indiretto per sdoganare la candidatura di Tambellini. E se un errore, semmai, ha commesso il centrodestra - oltre a spaccarsi - è stato proprio di sottovalutare il peso politico di Tambellini, considerato un candidato debole, forse per l’opposizione interna che per un certo periodo ha anche incontrato. E che ha fatto credere a Favilla di poter contare, quanto meno al ballottaggio, sul voto moderato della sinistra, con un voltafaccia sotterraneo. Invece, se imboscata c’è stata è toccata proprio a Favilla, convinto di poter arrivare a sfidare Tambellini con il 24-25% di consensi. Invece, nell’urna il centrodestra (e non solo) ha fatto pagare al sindaco uscente la scelta di non dimettersi due anni fa, in piena crisi, e di aver voluto per forza completare il mandato. Favilla, che ancora sfugge il confronto, e che ieri ha fatto solo una capatina veloce in municipio, di prima mattina, fa sapere di aver agito così «per spirito di sacrificio», per evitare il commissario che oggi, a urne chiuse, al centrodestra non appare più il male peggiore per la città.

Ora, però, il centrodestra deve capire come muoversi per arginare i danni. Favilla rimanda una possibile «indicazione di voto» a un incontro (da fissare) con le forze della coalizione. Con il Pdl, che ha già convocato un coordinamento per giovedì ,non ci sono stati contatti. Ma pensare ad apparentamenti con Fazzi non sembra scontato. Tanto più che il candidato insiste sulle colpe del Pdl che ha sempre risolto i problemi locali «con viaggi a Roma e Firenze» (le soluzioni calate dall’alto) e con contentini ai singoli rivoltosi «che hanno consentito di creare all’interno dell’amministrazione piccoli feudi autonomi», spaccando invece di unire. Del resto neppure all’Udc appare opportuno presentarsi al ballottaggio ricompattando una coalizione rinnegata al primo turno. Specie oggi che, anche a Roma, può vantare con Casini un risultato inimmaginabile fino alla vigilia del voto. Anche per Luca Leone, l’unico ex assessore a vantare un risultato personale dignitoso, non dà per scontato l’apparentamento con Fazzi. Ma ne parlerà giovedì con la coalizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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