Il Tirreno

Lucca

Edilizia, ecco dove si può costruire

Il Comune definisce la procedura di rilascio dei permessi per nuovi uffici, negozi, capannoni, ristoranti e alberghi

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LUCCA. Si possono ancora costruire nuovi negozi, ristoranti, alberghi e capannoni, anche se non dappertutto. Il Comune ricomincia a rilasciare le concessioni edilizie per immobili a destinazione produttiva, nelle zone dove è rimasta superficie disponibile, secondo il piano strutturale e il regolamento urbanistico rivisti e corretti dalla variante approvata il 15 marzo in via definitiva.

I quantitativi residui non sono scarsi. Soprattutto per capannoni industriali e artigianali (oltre 60mila metri quadri). Per alberghi, bed and breakfast o pensioni la superficie a disposizione è di quasi 27mila metri quadri, circa 9mila in più di quelli per i negozi. La possibilità di edificare, quindi, c’è, ma non è infinita. In attesa del nuovo piano strutturale, verranno rilasciati permessi a costruire fino a esaurimento della superficie residua, con un monitoraggio costante delle concessioni rilasciate per evitare gli sforamenti che si sono verificati nel passato.

Le superfici residue. I metri quadri a disposizione degli interventi non residenziali sono già al netto delle superfici che potrebbero essere occupate da nuovi fabbricati per i quali sono già stati richiesti (ma non rilasciati) i permessi a costruire. Se, al termine dell’istruttoria, le concessioni edilizie non verranno rilasciate, le quantità accantonate per gli interventi saltati verranno di nuovo sommate a quelle ancora non assegnate.

Negozi. La superficie residua per negozi, botteghe e uffici è di 18.850 metri quadri. Da questa cifra è già stata sottratta la superficie che potrebbe essere occupata da un fabbricato commerciale-direzionale (negozi e uffici) di 962 metri quadri previsto nell’area che va da Antraccoli a Tempagnano e da un fabbricato analogo da 1.435 metri quadri previsto nella zona di San Concordio-Sorbano del Giudice.

Quello che è certo è che non sono previsti nuovi negozi nel centro storico. E neppure in Brancoleria, nel Morianese e in alcune frazioni collinari come Piazzano o San Macario in Monte. Al contrario, le zone con più spazio per botteghe e uffici sono San Concordio e Sorbano e le frazioni di Antraccoli, Picciorana, S. Cassiano, San Pietro a Vico, Santissima Annunziata e Tempagnano.

Strutture ricettive. Volendo costruire nuovi alberghi o strutture ricettive varie, si può andare a cercare spazi nell’area dell’Arancio, San Filippo, S. Marco e San Vito, oltre che a San Concordio e Sorbano del Giudice. Non ci sono, invece, pratiche giacenti per interventi di questo tipo.

Fabbricati produttivi. Se qualcuno vuole costruire un capannone deve andare a cercare soprattutto nella zona di Nave e S. Angelo, Cerasomma, Gattaiola, Montuolo e S. Donato dove c’è una superficie disponibile di 47.618 metri quadri, circa l’80% di quella residua complessiva (60.193 metri quadri).

Le domande. La procedura per ottenere i permessi a costruire è stata ridefinita. Il settore urbanistica comunica al Suap (Sportello unico per le attività produttive) e all’edilizia privata (che rilascia le concessioni) le superfici disponibili per le varie tipologie di intervento: negozi, alberghi, capannoni e così via.

I privati presentano al Comune richiesta di permesso a costruire corredata dal certificato «attestante la disponibilità residua» (della superficie). «La domanda da presentare al Suap - scrivono Mauro Di Bugno, dirigente all’urbanistica, e Gabriele Montagnani, dirigente alle attività produttive - deve essere completa di elaborati tecnici e specificare la superficie dell’intervento, l’Utoe di appartenenza (la zona dove il fabbricato deve essere costruito) e la destinazione dell’edificio (commerciale-direzionale, ricettiva, produttiva). Il Suap chiede all’edilizia privata di verificare la completezza della domanda. Se la pratica è completa, l’edilizia rilascia il certificato di disponibilità residua della superficie necessaria all’intervento». A quel punto, il Suap protocolla la pratica, mentre il tecnico dell’edilizia privata sottrae la superficie dell’intervento da quella generale ancora disponibile, salvo poi aggiungerla di nuovo se la pratica non va a buon fine.

Ilaria Bonuccelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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