Il Tirreno

Lucca

Il fotografo si sfoga: contrasto la diocesi e vengo emarginato

di Barbara Antoni
Il fotografo si sfoga: contrasto la diocesi e vengo emarginato

Sergio Benetti ha una nuova proposta per la curia Con lo sfratto in corso, vuole comprare il fondo dove lavora

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LUCCA. «Tanti clienti mi hanno abbandonato. Le signore che dopo la messa venivano a dar da mangiare ai gatti nella mia corte non si vedono più. I vicini di casa mi hanno tolto il saluto: mi rivolgono la parola giusto se li incrocio al supermercato, un luogo pubblico dove non possono far vedere che mi evitano. E non trovo un avvocato che mi tuteli. Tutti quelli che ho interpellato si dicono dalla mia parte e mi dicono “posso darti delle dritte, ma non posso assisterti: contro la diocesi non posso andare”. Tutti hanno affari con la diocesi e io, tolti pochi amici, sono rimasto solo. Nessuno si vuole compromettere, ma io questo attegiamento non lo capisco davvero».

Con il suo solito tono pacato, i suoi 75 anni e la sua tenacia, Sergio Benetti, il fotografo del negozio storico in via Busdraghi (che da ottobre la diocesi, proprietaria del fondo, rivuole indietro e per questo gli ha intimato lo sfratto) racconta gli ultimi sviluppi della sua vicenda, un caso scoppiato lo scorso ottobre quando decise di rivelarlo, che mosse cittadini e politici. Anche il sindaco si era detto disposto ad aiutarlo.

L’ultima proroga allo sfratto era il 31 marzo 2012, ma poco prima della scadenza il tempo per lasciare l’edificio gli è stato ulteriormente procrastinato al 31 maggio.

Oltretutto in questo periodo Benetti ha problemi di salute da risolvere e anche se volesse non sarebbe in grado di affrontare un trasloco o di raccogliere quanto gli rimane, in quel laboratorio, del lavoro di una vita.

Ma Sergio Benetti, che tra amici ed estimatori annovera fotografi come Gianni Berengo Gardin, di desistere non ha alcuna voglia. Negli ultimi giorni ha deciso di fare un nuovo passo.

Per tutta risposta alla clemenza della diocesi di concedergli altri due mesi, lui ha inviato all’ente religioso, attraverso raccomandata, una lettera in cui propone di acquistare egli stesso il laboratorio che occupa, al suo prezzo corrente di mercato e di dare disposizioni affinché «dopo la mia morte - racconta Benetti - il fondo torni alla diocesi».

La raccomandata è stata inviata pochi giorni fa; la risposta non è ancora arrivata.

Intanto Benetti continua, tutte le mattine e tutti i pomeriggi, ad andare al suo laboratorio, edificato i primi del Novecento da un fotografo dell’epoca, Ugo Rugani, che aveva preso in affitto il cortile della curia dietro la chiesa di Santa Croce. Rugani chiese il permesso di edificare a sue spese il laboratorio e ottenne il via libera. Quando smise di lavorare, cedette il laboratorio a Orazio Benetti, padre di Sergio. In sintesi, è la storia di questi 56 metri quadrati poco più, un piccolo spazio al centro di una enorme contesa. Nel 1986 l’ente diocesano decise di venderlo. Non interpellò Benetti, che come affittuario avrebbe avuto il diritto di prelazione all’acquisto del fondo. Lo vendette invece a due signore lucchesi, di cui una moglie di un noto pittore locale, per 30 milioni di vecchie lire. Benetti, racconta egli stesso, pagò l’affitto ai nuovi proprietari, che cercarono di farlo sloggiare. Si arrabbiò con la diocesi per il trattamento da questa subito e questa, nel 1996, ricomprò il fondo, per una cifra molto superiore a quella della vendita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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