Donne, violenze e soprusi Ogni giorno oltre dieci casi
Le vittime di minacce e percosse sono lucchesi di età compresa tra i 18 e 60 anni Le cause dei maltrattamenti sono spesso separazioni e problemi economici
LUCCA. «Non passa giorno in cui non riceviamo telefonate di donne vittime di violenza». Lo dice senza mezzi termini Daniela Caselli, la presidente dell'unico centro antiviolenza di Lucca, “Luna Onlus”. E lo ribadisce anche Patrizia Giannoni, coordinatrice del consultorio cattolico “La Famiglia” che racconta come di media siano una decina al giorno le telefonate ricevute al numero verde da parte di donne sotto violenza psicologica, economica e fisica.
Sono lucchesi, per la maggior parte, di un'età varia, dai 18 ai 60 anni. Sono lo specchio di una realtà radicata nella nostra società e troppo frequentemente tenuta nascosta e a distanza: a Lucca la violenza sulle donne esiste. Non è solo quella fisica, anche se i dati ci mostrano l'angosciante fotografia di una provincia che negli ultimi anni ha visto aumentare il numero di donne ammazzate in ambito familiare e domestico, ma riguarda aspetti e ambiti molto più vasti. Dalle minacce alle offese ripetute; dalle umiliazioni ai controlli ossessivi e onnipresenti da parte del compagno o dell'ex partner, per arrivare agli episodi di violenza fisica e sessuale.
Rapporti e ricerche internazionali ci informano già da diversi anni che l'aggressività maschile è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo e che tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche; materia quasi quotidiana di cronaca nera e forse proprio per questo considerata ancora un fenomeno trascurabile, legato alla sfera personale e alla patologia del singolo. Le cause principali sono da ricercare nella separazione, nelle aspettative disattese, in equilibri familiari che si vanno modificando, in problemi economici, in affermazioni di indipendenza.
«Le violenze avvengono in ambienti insospettabili – spiega Sonia Mancini, presidente del consultorio “La Famiglia” - E non soltanto nel degrado culturale ed economico. A Lucca sono tanti i casi di violenza psicologica, subdola e strisciante che lima giorno per giorno la vita di queste donne. E la paura fondamentale è la mancanza di tutele, il terrore di essere lasciate sole». È una la domanda più frequente: «Se faccio la denuncia e poi rientro a casa, che succede?». Di questo, e non solo, si occupa l'associazione “Luna Onlus”. «Da noi si rivolgono donne che hanno subito qualsiasi tipo di violenza – racconta la presidente Caselli – con particolare riferimento alla violenza domestica. Gestiamo due case di accoglienza segrete così da tutelare le donne che fanno denuncia e lavoriamo su tutta la parte dell'informazione, formazione e prevenzione di cui c'è grande bisogno e troppo spesso poca attenzione. È necessario parlarne, fare prevenzione nelle scuole, andare a fondo alla questione per rompere il muro del silenzio che vuole tenere nascoste, quasi rilegate ad un ambito privato e di intima vergogna, le situazioni di violenza». Quello stesso muro che vede una serie di omicidi di donne e non vuole cogliere, né raccontare, il fenomeno del femicidio, che tace sull'allarme sociale e che rimanda il problema a categorie come “delitto passionale” e “raptus di follia”. Ma per capire quanto sia importante operare in modo continuativo sulla prevenzione, per portare la questione al centro del dibattito, non occorre fare ricerche scientifiche: basta parlare con gli amici di Alessandra Biagi, uccisa a Verciano. Oppure imbattersi nelle parole della mamma di Vanessa Simonini, uccisa a Gallicano, che affida alle poesie la sensibilizzazione sulla violenza e il ricordo di sua figlia.
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