Italia
Arriva il salasso Imu 10mila euro in più sulle case e i terreni
Esborsi record per gli agricoltori sulle stalle e gli annessi Su pagherà anche sui fienili, finora rimasti esenti
LUCCA
Si chiama Imu, ma qualcuno ha già proposto di ribattezzarla in Ifa: imposta funebre sull’agricoltura. Il balzello introdotto da Monti al fine di sostituire l’Ici, infatti, colpisce soprattutto il settore agricolo con rincari annui di qualche migliaio di euro. E così, in lucchesia cresce l’allarme.
Finora, infatti, i fabbricati accatastati come A6 (casa rurale), A/2 e A/3 (abitazioni civili ed economiche dei coltivatori) o D10 ( fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole) non pagavano l'Imposta comunale sugli immobili. Con il vecchio regime i fabbricati rurali si consideravano inclusi nella base imponibile dei terreni. Ma con l’"imposta sulla stalla" – come qualcuno ha preso a chiamarla – la musica cambia: l'articolo 13 del decreto "Salva-Italia" dedicato all' Imu spiega che «l'aliquota è ridotta allo 0,2 per cento per i fabbricati rurali ad uso strumentale. I Comuni possono ridurre la suddetta aliquota fino allo 0,1%».
In termini economici, queste poche righe corrispondono ad un vero e proprio salasso per i titolari delle aziende agricole. Con esborsi che rischiano di mettere in ginocchio un settore non in ottima salute, ma che comunque in provincia di Lucca conta ancora 2.700 aziende e una discreta fonte di lavoro.
Facciamo qualche esempio dei rincari, tenendo conto che i Comuni possono variare l'aliquota dallo 0,2% allo 0,1%. Per un fabbricato di categoria D/10 ad uso stalla di superficie di 230 metri quadrati con rendita di 1.865 euro, l'imposta si calcola moltiplicando la rendita per il 5% di rivalutazione. Fanno 1958,33 euro che vanno moltiplicati per 60 (coefficiente moltiplicatore dei fabbricati del gruppo D), per un totale di 117.500 euro che va a sua volta moltiplicato per 0,2%. Ne derivano 201,6 euro arrotondati a 202 euro. In caso l'aliquota venga ridotta dal Comune allo 0,1%, il calcolo sarà di 100.800 x 0,1, per un totale di 100,8 euro. A ciò bisogna aggiungere gli aumenti sulla casa. Per una abitazione principale "rurale" di tipo A/3, con rendita catastale di 680 euro il calcolo si fa moltiplicando la rendita per il 5% di rivalutazione, poi per 160 (coefficiente moltiplicatore) e infine per 0,4% (aliquota ridotta). Fanno 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali. In tutto si verranno a pagare 256,96 euro. Se a questo si aggiungono i rincari sui terreni agricoli, si può stimare che un'azienda con 5 ettari di campi, più stalle, fienili e altre strutture, si troverà a sborsare quasi 2mila euro in più all’anno. E per le aziende di dimensioni superiori, come possono essere quella della Versilia, si annunciano rincari che sfiorano i 10mila euro.
A ciò si aggiungono complicazioni e spese burocratiche per l'iscrizione nel catasto dei fabbricati. Come spiega il Sole24ore, infatti, per gli immobili rurali che ancora oggi sono legittimamente iscritti nel Catasto dei terreni, il decreto “Salva Italia” prevede l'obbligo di registrazione tra i fabbricati entro il 30 novembre 2012. Dato che per l'accatastamento c'è tempo fino a fine novembre e la prima rata dell' Imu va pagata entro metà giugno, potrebbero esserci alcuni proprietari che - al momento del versamento - non conoscono la rendita esatta su cui calcolare l'imposta. In tal caso, si dovrà pagare sulla base della rendita di un fabbricato simile per poi calcolare il conguaglio.
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