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Lucca

Massaggi a luci rosse Il gip toglie i sigilli al centro benessere

Massaggi a luci rosse Il gip toglie i sigilli al centro benessere

Non convalidato l’arresto del cinese gestore del locale «I clienti non erano consapevoli del sesso a pagamento»

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LUCCA

Il centro benessere a luci rosse sequestrato la scorsa settimana dai carabinieri può riaprire i battenti. Via i sigilli dal Rong Chang di via Alberto Tonelli a S. Anna, ma soprattutto niente convalida dell’arresto del gestore: il cinese Gao Xi, 53 anni, difeso dall’avvocato Giorgio Frezza. Una decisione inaspettata con la procura della Repubblica che farà ricorso. Per il sostituto Lucia Rugani non ci sono dubbi: quel centro estetico in realtà era un locale abilmente mascherato dove si andava ben al di là dei semplici massaggi del corpo. E la clientela, ascoltata dai carabinieri, ne era consapevole e usufruiva dei servizi extra. Le stesse immagini sul sito interner www.rongchanglucca.it erano abbastanza esplicite con avvenenti massaggiatrici orientali che anzichè invece del tradizionale camice da lavoro indossavano microgonne e tacchi a spillo.

L’opinione del gip. Ma il giudice Giuseppe Pezzuti rigettando la richiesta d’ arresto e dissequestrando il locale sostiene che non via sia la prova dello sfruttamento della prostituzione da parte del gestore del locale. Se da un lato c’è la certezza che all’interno del centro benessere vi fosse veramente un’attività volta al body massage e alle normali pratiche in uso in strutture analoghe dall’altro c’è la conferma - da parte di una delle tre cinesi che lavoravano all’interno come massaggiatrici - in un caso specificio di aver compiuto atti sessuali con un cliente. Il tutto però, stando al giudice, all’insaputa e in assenza del gestore. E in locali separati a quelli in cui si praticava la cura del corpo.

Niente tariffe extra. Il gip scrive che sul sito internet non c’era traccia di pratiche erotiche. I prezzi praticati per i vari massaggi erano in linea con quelli dei centri estetici locali e che «non c’era maggiorazione di prezzo per l’attività di masturbazione al cliente». Quindi, per il giudice, l’atto sessuale risultava essere un’iniziativa della massaggiatrice. E non c’è prova che il gestore fosse consapevole, connivente o addirittura imponesse la pratica alla dipendente. In una parola, per il giudice, non c’è la certezza che quelle tre ragazze - nessuna di loro ha accusato di essere sfruttata dal gestore del locale finito in manette - fossero utilizzate come prostitute. E cadendo l’imputazione per Gao Xi di conseguenza viene meno anche il sequestro del centro benessere che, teoricamente, potrebbe riaprire anche stamani. Salvo diversa volontà del proprietario del locale in base anche al contratto stipulato e alle clausole rescissorie.

Violazioni tributarie. Restano semmai aperte le questioni di natura tributaria. I 3600 euro ritenuti provento del meretricio verranno restituiti al gestore cinese. Ma si tratta di soldi non contabilizzati (niente ricevuta o scontrino ai clienti) e quindi entra in campo la Guardia di Finanza con i reati di natura fiscale e finanziaria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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