Il presidio
Ancora anni al lavoro o la rinuncia ai soldi, esplode la rabbia
Al ritmo di duecento alla settimana si rivolgono alla Cisl per avere informazioni sugli effetti della riforma pensioni
di Ilaria Bonuccelli
LUCCA
L’insegnante ha due possibilità: o rinunciare a 300 euro al mese o andare in pensione dal 1° settembre 2014. Fra poco meno di tre anni. Non ha alternative. Non ce l’ha lei e, spesso, non ce l’hanno le 200 persone che, in media, ogni settimana si affacciano allo sportello della Cisl a chiedere aiuto. Migliaia di persone messe in crisi dalla riforma Monti. Che, per poche settimane o per pochi mesi, si trovano costrette a continuare a lavorare per anni o a rinunciare a quote importanti di pensione.
Pochi giorni fa, la denuncia di un autista della Lazzi, Paolo Ginesi, che per evitare un taglio dell’8% sulla pensione deve arrivare a versare 53 anni di contributi. Oggi ci sono i casi di persone che, finite in mobilità o disoccupate, si devono pagare i contributi volontari per maturare la pensione. E queste persone - denuncia Luca Andreozzi, responsabile di Inas Cisl - sono molte. Un dato su tutti: nel 2010 alla Cisl si sono rivolte circa 900 persone di Lucca finite in disoccupazione o in mobilità; nel 2011 sono diventate oltre 1.900, più del doppio.
Mobilità e disoccupazione. Sono i casi - ammette Andreozzi - che preoccupano di più. «La legge - spiega il sindacalista - dice che chi è andato in mobilità con accordi siglati prima del 4 dicembre 2011 o ha versato i contributi volontari sufficienti entro la stessa data, può andare in pensione con la vecchia quota “96”, cifra da raggiungere fra età e anni di contribuzione. E’, inoltre, previsto un allungamento della mobilità, fino al raggiungimento di questo requisito pensionabile, sempre se l’ammortizzatore sociale sia stato attivato prima del 4 dicembre». Peccato, però, che di questa agevolazione possano usufruire solo 65mila persone in Italia». La conseguenza - ammette Andreozzi - è che in Lucchesia ci sono «tante persone che hanno finito il periodo di mobilità , che non sono iscritte alla lista dei 65mila, non avendo i requisiti, e che non sanno come arrivare alla pensione».
Il caso tipico è quello di un ex dipendente metalmeccanico che, dopo un periodo di disoccupazione, ha ottenuto un contratto a tempo determinato fino ad aprile. A quella data gli mancheranno 10 mesi a 40 anni di contributi, in parte versati volontariamente prima del 4 dicembre 2011. «Non avendo, però maturato i 40 anni e non avendo un lavoro - sottolinea Andreozzi - non sa come pagarsi i contributi che gli mancano per maturare la pensione».
La scuola. Finora i lavoratori della scuola potevano andare in pensione o con 40 anni di contributi o con la quota 96 (raggiunta anche con l’età). Dal 2012 chi è nato nel 1952 inizia ad avere problemi. Per quelli degli anni successi (sia docenti che bidelli e impiegati) è ancora peggio. Il caso emblematico - racconta Andreozzi - è quello di un’insegnante che ha compiuto 60 anni il 1° gennaio. A oggi ha 39 anni di contributi versati: essendo scattate le nuove norme, per percepire la pensione intera deve avere 41 anni e un mese di contributi versati e poi aspettare un altro anno, secondo la “finestra” che è stata introdotta. In parole povere, potrà andare in pensione il 1° settembre 2014. «Se ci vuole andare prima, avendo maturato i 57 anni, può farlo: ma deve rinunciare a circa 300 euro al mese».
Lo sportello. Per offrire assistenza gratuita, la Cisl è aperta tutti i giorni, anche se il sabato l’Inas riceve solo su appuntamento. «C’è da pagare - ammette Andreozzi - solo se dobbiamo andare in causa. Noi chiediamo 150 euro per il legale. Ma la gente deve sapere che il giudice può addebitare consulenze e spese legali avversarie se si perde il contenzioso».
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