Il Tirreno

Lucca

Spazi dimezzati per i nuovi locali

Ilaria Bonuccelli
Una sala di ristorante aperta secondo le dimensioni del regolamento che ora il Comune vuole cambiare
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Una sala di ristorante aperta secondo le dimensioni del regolamento che ora il Comune vuole cambiare

Il Comune propone di portare a 80 metri quadri le sale dei ristoranti in città

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 LUCCA. Rivoluzione nel commercio. Il Comune propone di dimezzare la superficie minima necessaria ad aprire un pubblico esercizio, sia nel centro storico che in periferia. Se il consiglio comunale approverà le modifiche al regolamento sulla somministrazione di alimenti e bevande, i ristoranti potranno aprire in città senza aver bisogno di una sala di 165 metri quadri dove servire i clienti.  Il cambiamento è epocale, soprattutto per il centro storico dove le dimensioni enormi per aprire un locale erano state definite dal Comune, su sollecitazione di Ascom e Confesercenti, proprio per tutelare le attività esistenti. Oggi, però, l'amministrazione deve fare retromarcia, per evitare contenziosi e ricorsi per violazioni delle normative sulla concorrenza. E così il settore Sviluppo economico presenta le modifiche al regolamento sulla somministrazione di alimenti e bevande. Ma le categorie sono contrarie. E per il centro storico vorrebbe che il limite minimo per le sale da pranzo fosse fissato in 100 metri quadri. NUOVI LOCALI IN CENTRO  Una volta che il consiglio comunale avrà modificato il regolamento, per aprire un bar o un ristorante nel centro storico basterà una superficie minima di somministrazione di alimenti e bevande assai inferiore a quella attuale.  Per la precisione, per i locali di sola somministrazione, dove non ci sia alcun tipo di manipolazione e preparazione di cibo, secondo la proposta dei tecnici comunali la superficie minima della sala di consumo diventerebbe di 30 metri quadri, invece che di 55. Per i locali di «somministrazione con preparazione» limitata ad alcune tipologie di prodotti (come panini imbottiti o primi precotti da riscaldare) o con preparazione senza limiti di tipologia di prodotti (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie), la superficie minima richiesta per l'area di somministrazione scende da 165 metri quadri a 80. Di fatto si dimezza «in quanto - si legge nella proposta di delibera del consiglio comunale - l'ufficio competente ha verificato una flessione delle aperture degli esercizi, sia per mancanza di locali idonei, vista l'ampiezza richiesta, sua per il costo che l'operatore avrebbe dovuto sostenere nei rari casi in cui il locale fosse stato individuato». NUOVI LOCALI FUORI DAL CENTRO  Norme analoghe, sulle dimensioni minime richieste, valgono anche per locali nuovi da aprire fuori dal centro storico, nella cosiddetta "zona intermedia" - che comprende le frazioni di Arancio, San Filippo, San Marco, San Vito, Santissima Annunziata, S. Angelo in Campo, Nave, S. Anna, San Donato, San Concordio - sia nella zona periferica (Saltocchio, S. Gemignano di Moriano, Sesto di Moriano, S. Stefano di Moriano) che agricolo-montana (nella quale rientrano le altre frazioni).  In questo caso, però, la superficie minima richiesta per la sala dei locali di sola somministrazione passa da 55 metri quadri a 30. La superficie della sala di ristoranti, trattorie, pizzerie o di bar che preparano panini e propongono cibi precotti passa da 145 a 70 metri quadri. LE CATEGORIE  Le dimensioni proposte dal Comune non piacciono alle categorie. Che per i bar vorrebbero una superficie di somministrazione di almeno 55 metri. «Ritengo inaccettabile - obietta Marco Martinelli, consigliere del Pdl - scendere sotto questo limite per non dare il via all'apertura indiscriminata dei pubblici esercizi, a discapito della qualità dei locali». Per quanto riguarda i ristoranti, invece, per Martinelli il Comune potrebbe trovare un accordo con le categorie se fissasse a 100 metri quadri il limite minimo per le sale da pranzo dei ristoranti. Su questa proposta sarebbe disposto ad accordarsi - assicura Martinelli - anche l'assessore al commercio, Moreno Bruni. «In ogni caso - conclude il consigliere - è necessario concertare con le associazioni le modifiche al regolamento».

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