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Sul piede di guerra il Comitato 60 centesimi per le tariffe dei buoni mensa
Nuovo sciopero del panino
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Cresce la protesta del Comitato 60 centesimi «A Lucca il tetto massimo supera i 17mila 500 euro»
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CAPANNORI. I prezzi e le fasce Isee sulle quali si basano le nuove tariffe per i buoni mensa non cambieranno e il "Comitato 60 centesimi" annuncia un nuovo sciopero. Non si risolve la situazione a Capannori sugli aumenti che hanno interessato il servizio mensa, i genitori tornano sul piede di guerra. «Non capiamo perché le famiglie capannoresi devono attendere fino all'anno prossimo. Ci sembrano tempi troppo lunghi» commentano dal comitato. «Anche per rivedere la tariffa per il secondo figlio servono tempi tecnici. Sono ormai venti giorni che si parla di questa rivalutazione, ma a tutt'oggi non ci sono variazioni. Eppure a fine agosto, quando il Comune ha deciso di applicare gli aumenti, non è stato concesso tempo per discutere della questione a Marlia con gli assessori Leana Quilici e Lara Pizza i genitori avessero chiesto di aspettare fino alla fine dell'anno solare, per fare chiarezza sul nuovo meccanismo. In fondo eravamo ai primi di settembre e molti erano in ferie, non sembrava di avere fatto una richiesta assurda, ma per gli assessori non era così». Un atteggiamento che non è piaciuto ai genitori che si sono costituiti in comitato e che da tempo lamentano una mancanza di confronto che non ha fatto altro che inasprire i rapporti. «Ritornando sul tema delle fasce, notiamo che il comune di Lucca ha tetti massimi superiori ai 17.500 euro previsti dal comune di Capannori. Chi ha di più paghi di più, sostiene il sindaco, ma è giusto che chi ha un Isee di 17.500 euro paghi quanto chi dichiara 25mila o addirittura 50mila euro? Il meccanismo non ci sembra poi così equo. Per questi motivi in attesa di nuovi riscontri da parte dell'amministrazione annunciamo lo sciopero». Sulla vicenda interviene anche Antonella Micheloni, ex consigliere comunale e oggi nelle file di Sinistra Ecologia e Libertà: «Il comune di Capannori si distingue per moltissimi interventi a favore del mondo della scuola, sia in ncampo educativo, che di edilizia scolastica. Ma in merito alla questione del costo dei buoni pasto le istanze sollevate dai genitori hanno un fondamento molto concreto a accoglibile a patto che non si butti via il bambino con l'acqua sporca. La metodologia introdotta infatti corretta e ispirata al principio che si paga in proporzione alle proprie possibilità a fronte di un costo, sia pur basso, che non tiene conto di parametri oggettivi. A mio parere il metodo non ha però risolto il principio di equità e presenta delle criticità. Faccio un esempio concreto: nella fascia Isee superiore a 17.500 euro troviamo sia la famiglia di 2 operai con 1 casa e 2 o 3 figli, che quella di 2 dirigenti, medici, bancari, professionisti magari con 1 figlio e con beni immobili più sostanziosi. Entrambe queste situazioni si trovano a pagare la cifra massima, 4 euro, nonostante il potere contributivo sia molto diverso. Perché non introdurre uno scalino dove chi può contribuisce per l'intero costo e sgrava le fasce più colpite dagli aumenti seguiti dalle ultime manovre economiche, cioè le fascie medie?». A.B.
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