Il Tirreno

Lucca

«Se ne usciva di casa con l'intento di rendere il mondo migliore»

Alessandro Petrini
«Se ne usciva di casa con l'intento di rendere il mondo migliore»

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 LUCCA. Sono ormai le 17 quando sul pratino del cimitero di San Cassiano a Vico stanno iniziando a posizionare le lastre di mattoni per coprire definitivamente la bara di Luca Del Bono.  È a quel punto che intorno agli addetti del cimitero si levano le parole di "Amazing grace", l'inno cristiano in lingua inglese che ha messo in musica la disperazione degli schiavi trasportati dalle navi.  A intonarlo è la figlia Cecilia che ha in mano una rosa rossa e abbraccia forte sua madre, Patrizia. Un modo per farsi coraggio, ma soprattutto per rendere onore a una grande persona. Il canto prende il sopravvento su tutto e diventa la colonna sonora del lavoro intorno alla bara.  Poi è la volta di "Imagine" di John Lennon, cantato da Cecilia assieme alla madre, mentre l'altro figlio, Andrea, se ne sta più in disparte e osserva la scena.  Poi si avvicina alle due, insieme si stringono in un unico abbraccio e prima che la buca sia interamente chiusa lasciano cadere dolcemente i fiori sulla bara. Parte un lungo, commosso applauso.  Poco prima, nella chiesa di San Pietro a Vico, Andrea era salito all'altare per leggere un suo ricordo del padre.  Un pensiero lucido di chi è cresciuto con lui. Un omaggio a una grande persona che avrebbe sicuramente apprezzato un gesto del genere.  «Cerchiamo ognuno di trarre insegnamento da quel poco di Luca Del Bono che abbiamo conosciuto - ha letto ai microfoni -. Ricordiamoci che un uomo che dà e riceve amore è una persona positiva per la società. Ogni mattina, quando si chiudeva dietro la porta di casa, usciva per rendere il mondo un po' migliore». Poi una rapida rassegna dei suoi insegnamenti, del suo essere leader, amico, uomo saggio e di esperienza, persona di talento e di grandi capacità.  Dopo a salire sull'altare è stata proprio la moglie, Patrizia, che ha esordito ringraziando tutti i presenti:  «Per me questi giorni sono stati terribili, ma se sono riuscita ad andare avanti è grazie alla continua presenza di tutti voi. Che ci siete stati vicini e ci avete fatto sentire la vostra presenza e l'amore per Luca. Lui era sicuramente una persona brillante: per questo tra un mese organizzeremo una veglia per lui, per capire cosa è rimasto di Luca dentro di noi».  Parole che hanno toccato tutti. Ed erano veramente in tanti ieri a San Pietro a Vico, con la chiesa pienissima e il piazzale interamente occupato da persone accorse per dare l'ultimo saluto. Tantissimi gli amici di famiglia e dei figli.  E tante anche le persone legate a Luca provenienti dal mondo della pallacanestro. A partire dai vecchi compagni di squadra come Brandani, Frateschi e Salani, per arrivare alla Pallacanestro, società dove ormai da un paio di anni svolgeva il ruolo di team manager, sempre presente agli allenamenti e alle trasferte della prima squadra.  Luca era una persona bravissima nel creare rapporti personali grazie a un'umanità e a un buon senso fuori dal comune. Così Maurizio Realini, giocatore dello scorso anno, ha voluto essere presente partendo direttamente da Varese. Con lui c'erano pure Luca Passaglia, quest'anno ad Altopascio, Matteo Aytano e Simone Genovali, che sono a Pescia, e Alessio Marchini, che è stato allenatore della Pallacanestro Lucca fino a giugno e che con Luca aveva un rapporto molto particolare che andava aldilà dell'ambiente sportivo e professionale. E poi Vincenzo Buchignani del Basket Le Mura, con il capitano Gloria Favilla insieme a Federica Bertolucci. E persone giunte fino alla chiesa con i propri animali. Quelli che Luca curava amorevolmente ogni giorno.

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