Curava gli animali, basket e bicicletta le sue grandi passioni
Alessandro Petrini
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LUCCA. Il grande amore per gli animali, che aveva saputo trasformare nel lavoro di veterinario, unito alla passione per la bicicletta e per la pallacanestro. Luca Del Bono era una persona per bene, dotata di grande sensibilità e umanità. Doti non comuni che negli ultimi anni l'hanno portato a riavvicinarsi alla Pallacanestro Lucca diventando dirigente accompagnatore della prima squadra, sempre presente agli allenamenti e sempre disponibile per qualsiasi cosa. Un rapporto con la palla a spicchi iniziato da ragazzo, quando era stato giocatore di buon livello, e poi proseguito negli anni trasmettendo la propria passione ai figli Andrea e Cecilia, ora ufficiale di campo, contagiati anche loro dall'amore per questo sport. E quando nel 2008 la Pallacanestro Lucca chiese aiuto anche agli ex giocatori per continuare a sopravvivere lui fu uno dei primi a rispondere all'appello. Presente alle riunioni al Grand Hotel Guinigi e poi alla Palestra Ego, sposò immediatamente la causa per diventare nel giro di poco uno dei pilastri della società. A partire dalla stagione scorsa era stato infatti nominato dirigente accompagnatore della prima squadra, ruolo che sapeva svolgere alla perfezione grazie al suo buon senso e alle sue doti umane. Una persona preziosa che è entrata rapidamente nel cuore dello staff biancorosso. E purtroppo non ha avuto nemmeno il tempo per godersi fino in fondo il nuovo progetto ArcaAnthea che aveva visto nascere e al quale teneva particolarmente. Sempre presente agli allenamenti, ad agosto si era ritagliato tre giorni tutti per sé e per la moglie per assecondare l'altra sua grande passione, la bicicletta e il 25 agosto aveva mandato allo staff una sua foto in cima al Col de l'Iseran, in Savoia, dopo una scalata lunga 48 chilometri sui tornanti della montagna francese. Poi il precampionato, sempre seguito da vicino, e nemmeno il tempo di gioire per la prima vittoria ufficiale della nuova squadra contro il Cus Torino. Da appassionato di sport a tutto tondo domenica mattina era presente alla palestra Matteotti di Sant'Anna per il memorial "Andrea Bartoli", il torneo Under 19 dedicato al ragazzo scomparso nel novembre scorso insieme a un'amica dopo essere stato investito da un'automobile lungo la via Pisana. Una bella manifestazione che lo aveva emozionato soprattutto per aver visto tanti giovani in campo che avevano voglia di ricordare un amico che non c'era più. Poi il pomeriggio in tribuna al palazzetto con la polo blu dell'ArcaAnthea. Nella lista da consegnare agli arbitri prima della partita ci doveva essere un posto in panchina anche per lui. Ma per un disguido non aveva potuto andarci. «Non è un problema - aveva detto Del Bono con la solita pacatezza - se è possibile verrò in panchina con la squadra a partire dalla prossima partita». Abitava a San Pietro a Vico, in via di Cianciano, vicino a Vanni Michelotti, un altro dirigente della Pallacanestro Lucca e lavorava con i colleghi veterinari Biagioni e Gagliani nell'ambulatorio di via Luporini a Sant'Anna. Dove la notizia dell'incidente ha provocato dolore e incredulità. Senza parole l'ambiente della Pallacanestro Lucca, dal presidente Ugo Vincenzini ai patron Alfredo Susanna («era una persona speciale») e Camillo Auricchio, che in serata si è stretto intorno alla famiglia recandosi all'obitorio per onorare uno dei suoi migliori dirigenti. Ma in generale è rimasto colpito tutto il mondo della pallacanestro cittadina, a partire da Vincenzo Buchignani dirigente del Basket Le Mura, che lo conosceva bene per aver giocato insieme a lui, arrivando fino al presidente della società femminile, Rodolfo Cavallo, che ha voluto esprimere il proprio cordoglio alla famiglia e ricordare «uno dei punti di riferimento dello sport lucchese». Impossibile però citare tutte le persone che si sono ritrovate ieri sera davanti all'obitorio: amici dei figli, giocatori, l'allenatore dello Junior Basket Enzo Savelli con la figlia Rebecca, e tanti altri appassionati, profondamente colpiti dalla notizia: «Luca non c'è più».
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