Il presidio
Alunni disabili abbandonati, protestano i genitori
Rossella Lucchesi
«Vanno ripristinate subito le ore di sostegno cancellate». Famiglie nel dramma, il coordinamento dei genitori pronto alla mobilitazione
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LUCCA. Siamo uomini o caporali? Questo l'interrogativo che ha aperto il convegno del coordinamento lucchese per la scuola pubblica che protesta contro i drastici tagli governativi. Che, osserva Fabio Lucchesi, insegnante a San Vito, hanno ridotto all'osso le risorse destinate alle fasce più deboli, come i minori con disabilità.
Col risultato di una situazione drammatica e assolutamente ingestibile. Effetto di una graduale e inesorabile riduzione di personale. Per fare un esempio, nel solo plesso scolastico San Vito, Arancio, Tempagnano al momento sono solo 84 le ore settimanali stabilite da ripartire per sei casi di disabilità. Venticinque meno rispetto allo scorso anno. Il che equivale alla perdita di una cattedra. Basti dire che, in casi di una o due presenze di soggetti disabili, il numero massimo di bambini per classe non dovrebbe superare le 20 unità. Invece spesso si arriva anche a 27 e il personale di sostegno ha sempre meno possibilità di svolgere adeguatamente le proprie mansioni.
Secondo Lucchesi questa è la pagina più nera dei tagli, «che preclude l'integrazione di tanti bambini in difficoltà, negando loro quella giustizia sociale che meritano. E allora - prosegue - bisogna fare il possibile per ostacolare la proliferazione dei"caporali" intesi come coloro che, senza fiatare, eseguono gli ordini togliendo i finanziamenti ai progetti di integrazione dei diversabili, senza farsi scrupoli per mantenere stipendi e privilegi ai parlamentari e sostenere inutili spese militari».
Mentre invita il ministro Gelmini a partecipare a un incontro, Lucchesi avanza alcune proposte politiche, annunciando una tempestiva campagna in difesa dei diritti dei diversabili che coinvolga le massime istituzioni. In un documento unitario il coordinamento chiede il ripristino immediato delle ore di sostegno e l'annullamento del progetto che prevede un incremento dei fondo Invalsi (istituto che fa i test per la valutazione della qualità delle scuole), finora stabilito in dieci milioni di euro l'anno.
«È impensabile - conclude Lucchesi - togliere fondi ai disabili e negare loro il diritto a vivere degnamente per destinarli a corsi di dubbia utilità».
«Siamo ormai all'assurdo», sottolinea Giovanni De Persiis, del coordinamento provinciale Gilda insegnanti che rincara la dose evidenziando il "vergognoso" consiglio ai genitori di tenersi più a casa i figli disabili.
«Per assumere personale privato a spese nostre?», tuona Guendalina Sodini che ha un figlio di sette anni con gravi problemi e che finora ha potuto usufruire di 25 ore di sostegno oltre alle dieci dell'Anffas. «Per la sua disabilità mio figlio deve essere seguito costantemente - aggiunge - perchè sofferente di una grave forma di epilessia con sindrome autistica che provocano spesso casi di autolesionismo e reazioni difficili da gestire. Non so come faremo: sia io che mio mnarito lavoriamo e non possiamo certo permetterci una persona a pagamento».
Testimonial dell'incontro il bolognese Claudio Imprudente, presidente del Centro documentazione handicap, le cui gravi disabilità non hanno ostacolato i progetti di vita: è diventato giornalista e scrittore, recentemente premiato per il suo impegno contro i pregiudizi sociali. È intervenuto anche Sebastiano Ortu, un insegnante di sostegno che ha fattu un excursus sulla precarietà delle scuole dove spesso operano insegnanti costretti a gestire contemporaneamente anche tre casi diversi.
Col risultato di una situazione drammatica e assolutamente ingestibile. Effetto di una graduale e inesorabile riduzione di personale. Per fare un esempio, nel solo plesso scolastico San Vito, Arancio, Tempagnano al momento sono solo 84 le ore settimanali stabilite da ripartire per sei casi di disabilità. Venticinque meno rispetto allo scorso anno. Il che equivale alla perdita di una cattedra. Basti dire che, in casi di una o due presenze di soggetti disabili, il numero massimo di bambini per classe non dovrebbe superare le 20 unità. Invece spesso si arriva anche a 27 e il personale di sostegno ha sempre meno possibilità di svolgere adeguatamente le proprie mansioni.
Secondo Lucchesi questa è la pagina più nera dei tagli, «che preclude l'integrazione di tanti bambini in difficoltà, negando loro quella giustizia sociale che meritano. E allora - prosegue - bisogna fare il possibile per ostacolare la proliferazione dei"caporali" intesi come coloro che, senza fiatare, eseguono gli ordini togliendo i finanziamenti ai progetti di integrazione dei diversabili, senza farsi scrupoli per mantenere stipendi e privilegi ai parlamentari e sostenere inutili spese militari».
Mentre invita il ministro Gelmini a partecipare a un incontro, Lucchesi avanza alcune proposte politiche, annunciando una tempestiva campagna in difesa dei diritti dei diversabili che coinvolga le massime istituzioni. In un documento unitario il coordinamento chiede il ripristino immediato delle ore di sostegno e l'annullamento del progetto che prevede un incremento dei fondo Invalsi (istituto che fa i test per la valutazione della qualità delle scuole), finora stabilito in dieci milioni di euro l'anno.
«È impensabile - conclude Lucchesi - togliere fondi ai disabili e negare loro il diritto a vivere degnamente per destinarli a corsi di dubbia utilità».
«Siamo ormai all'assurdo», sottolinea Giovanni De Persiis, del coordinamento provinciale Gilda insegnanti che rincara la dose evidenziando il "vergognoso" consiglio ai genitori di tenersi più a casa i figli disabili.
«Per assumere personale privato a spese nostre?», tuona Guendalina Sodini che ha un figlio di sette anni con gravi problemi e che finora ha potuto usufruire di 25 ore di sostegno oltre alle dieci dell'Anffas. «Per la sua disabilità mio figlio deve essere seguito costantemente - aggiunge - perchè sofferente di una grave forma di epilessia con sindrome autistica che provocano spesso casi di autolesionismo e reazioni difficili da gestire. Non so come faremo: sia io che mio mnarito lavoriamo e non possiamo certo permetterci una persona a pagamento».
Testimonial dell'incontro il bolognese Claudio Imprudente, presidente del Centro documentazione handicap, le cui gravi disabilità non hanno ostacolato i progetti di vita: è diventato giornalista e scrittore, recentemente premiato per il suo impegno contro i pregiudizi sociali. È intervenuto anche Sebastiano Ortu, un insegnante di sostegno che ha fattu un excursus sulla precarietà delle scuole dove spesso operano insegnanti costretti a gestire contemporaneamente anche tre casi diversi.
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