Bilancio, il sindaco riporta all'ovile tutti i dissidenti
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Il sindaco Mauro Favilla serafico ieri sera in consiglio 4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Ma davvero qualcuno aveva pensato di farla al sindaco Mauro Favilla, democristiano (nell'accezione più positiva del termine) di gran razza e altrettanta esperienza, dal quale avrebbe potuto imparare anche quel Cencelli da sempre indicato dai politologi come l'ideatore del famoso manuale per la spartizione delle poltrone e degli incarichi, che continua ad essere citato come esempio anche a distanza di cinquant'anni? Una promessa qui, l'allusione ad un incarico e a una poltrona là, l'aggiunta di un ritocchino al programma, l'impegno per stabilire e risorse e il gioco è fatto: ogni opposizione, ogni riserva al suo bilancio preventivo si scioglie come neve al sole. Non andrà a casa anzitempo lui e, soprattutto, non usciranno dalla scelta (e dagli emolumenti che assicura la politica) molti che, assai più di lui, avrebbero tutto da perdere e niente da guadagnare. Tutto secondo copione insomma. Almeno per chi non aveva mai preso sul serio le "baruffe chiozzotte" nella maggioranza di centrodestra dove quasi tutti stanno sgomitando da mesi per assicurarsi un posto in prima fila nel riassetto della giunta o per non perdere il posto, se davvero Favilla procederà con la ventilata cura dimagrante riducento gli assessori ad un massimo di dieci. Le minacce di non votare o di votare contro sono quindi servite solo ad allungare di una quindicina di giorni le trattative per ridefinire un quando nel quale parecchi cercavano di passare dallo sfondo al primo piano. Poco importa se la città era paralizzata, se i fornitori e i debitori del Comune non potevano riscuotere, se tante manifestazioni programmate non potevano partire perché il bilancio non era stato approvato. Come sarebbe andata a finire si era capito da tempo. Il sindaco e le forze della maggioranza (se così si può chiamare una accozzaglia di forze e persone in perenne lite l'una contro l'altra) avevano bisogno di tempo per gli ultimi aggiustamenti, con tanto di (presunti) convulsi summit fino a poche ore prima del consiglio comunale in cui ieri sera si è finalmente votato. La presenza, nonostante si fosse in agosto, di 39 consigliersi su 40 ha fatto capire subito che non sarebbero stati più ammessi scherzi e che il sindaco aveva vinto, ottenendo sulla pratica una maggioranza politica e non solo tecnica. Era assente solo il consigliere Giacomo De Luca (Forza Lucca) che ha tenuto fede a quanto dichiarava da tempo: mai avrebbe votato quel bilancio preventivo. Al momento del primo voto, sul piano delle opere pubbliche, il sì è passato subito con 21 voti contro 17 (un consigliere non si è espresso) e si è capito che i giochi erano fatti. Scontate quanto vane anche le reazioni, furiose, dell'opposizione di centrosinsitra che, con Alessandro Tambellini (capogruppo Pd) e Antonio Sichi (Sel) ha tuonato contro la farsa del minacciato no di almeno parte di Forza Lucca, a partire dal capogruppo Maurizio Dinelli: «Ci avete preso in giro e avete fatto perdere tempo alla città solo per i vostri interessi in vista del rimpasto di giunta e della nuova assegnazione di prebende». Per il centrosinistra, i nodi nella maggioranza torneranno però al pettine presto, quando si dimostrerà che gli impegni e la nuova tempistisca non potranno essere rispettati e, soprattutto, quando torneranno in consiglio le spinose vicende dell'urbanistica. Per Tambellini e Sichi è impensabile che la giunta riesca a portare a termine in sei mesi, da settembre al voto della primavera 2012, quello che la giunta non ha fatto nei quattro anni e mezzo precedenti. Che, in ogni caso, sono stati buttati via. Sulla stessa linea anche il gruppo di Governare Lucca, più i due consiglieri di Libertas e Valore alle idee. Ma a Favilla i voti del Pdl, dell'Udc e di Forza Lucca sono bastati. Una sintesi della serata ha provato a darla un assessore: «Dinelli nel rimpasto di giunta diventerà vicesindaco, Bertani (Udc) tornerà a fare l'assessore». Una predizione, ma la vera bacchetta magica è ancora saldamente nelle mani di Favilla. Come sempre, sarà lui a decidere come e con chi giocare la partita finale: quella per ricandidarsi a sindaco nel 2012.
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