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Lucca

Bilancio o dimissioni: lunedì Favilla aspetta la maggioranza al varco

Ilaria Bonuccelli
Una seduta del consiglio semi-deserta come quella di ieri
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Una seduta del consiglio semi-deserta come quella di ieri

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LUCCA. Mauro Favilla rinvia tutti gli appuntamenti importanti al 2 agosto. Se lunedì sera in consiglio comunale non avrà una maggioranza «compatta» (e di almeno 21 consiglieri) martedì è pronto a dimettersi. Il bilancio di previsione deve passare e passare bene. Non è una questione immediata di numeri, ma di garanzie: il sindaco vuole essere certo di poter contare su una maggioranza reale negli ultimi mesi di mandato. Quelli che, alla fine, restano nella mente degli elettori.  Per questo si è prestato anche alla convocazione farsa del consiglio di ieri mattina, orfano del numero legale già al momento di fissare la data. Una perdita di tempo annunciata, concessa per guadagnare ancora qualche giorno sulle scadenze di voto non rispettate. E assicurarsi che tutti i consiglieri del centrodestra rientrassero dalle ferie. In questo modo, Favilla toglie qualsiasi alibi a chi, in maggioranza, volesse bocciare il documento di previsione. E fa capire che leggerà eventuali no come un voto di sfiducia nei propri confronti. Sufficienti a giustificare le sue dimissioni e la fine anticipata del mandato.  Per ora l'amministrazione agguanta nei numeri, ma non nell'immagine. Alla seduta-farsa sul bilancio, il consigliere dell'Udc, Roberto Baldocchi - in tenuta quasi da mare - c'è, ma non c'è. È dalla parte del pubblico, non al suo posto tra i banchi. Grazie a lui, di spettatori se ne contano due, forse arrivano a tre, e tutti sono habituè della politica. In aula i consiglieri sono pochi di più. Come era già stato annunciato, la seduta sul bilancio, indetta in prima convocazione, va deserta per mancanza del numero legale, ma serve «così - aveva spiegato nei giorni scorsi lo stesso Favilla - per poter indire il consiglio lunedì sera, in seconda convocazione», quando non serve la metà più uno dei consiglieri per avviare la discussione. O il voto. Ieri, invece, dovevano essere presenti 21 consiglieri perché la seduta fosse valida. Ce n'erano 14 (11 del Pd, 1 di Sel, 2 di Libertas e 1 di Governare Lucca). Assenti Pdl, Forza Lucca, Udc e Lucca centro, anche se i vuoti che pesano di più solo quelli dell'opposizione. Alla fine, comunque, copione perfettamente rispettato. La maggioranza ha diligentemente seguito le consegne, rimanendo al mare o a sbrigare le sue faccende. Solo Baldocchi (Udc), appunto, si è presentato, ma per «vedere come va - precisa - non certo per partecipare».  Nemmeno il sindaco né gli assessori si sono fatti vivi. C'era invece il presidente del consiglio Franco Fabbri che si è limitato a ratificare l'appello e ad aggiornare la seduta per le 20,30 di lunedì. Ci sono voluti due o forse minuti, poi tutti a casa. I consiglieri del Pd hanno tentato una timida reazione al grido di «Vergogna, vergogna, è una barzelletta». Ma poi si sono resi conto che non c'era nessuno cui rivolgersi, né in aula né fra il pubblico. Perfino Baldocchi nel frattempo era andato via. E Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd, è laconico: «Si è toccato il fondo. Purtroppo non c'era nessuno tra il pubblico, la gente dovrebbe vedere cosa succede. La maggioranza non si presenta per approvare il bilancio e intanto non ci sono soldi neanche per tappare le buche nelle strade. Lunedì noi ci saremo tutti, perché rispettiamo le istituzioni, al contrario della maggioranza. Poi valuteremo il da farsi». Gli assenti nel suo gruppo sono tutti giustificati: Cecilia Carmassi ha avuto un leggero malore e ha fatto tardi, Gianni Del Carlo aveva impegni di lavoro, Andrea Tagliasacchi è in vacanza con la famiglia e rientrerà domani, Maria Teresa Leone aveva una visita medica in ospedale.  Il disappunto di Vincenzo Giorgi, capogruppo di Governare Lucca, Luca Lucchesi e Paolo Bertolucci di Libertas 2010, invece, è affidato a un comunicato: «Rileviamo l'assenza dei consiglieri di maggioranza e stigmatizziamo che tali episodi si verificano pur nella gravità del momento che stiamo vivendo. In questo modo si concorre a un ulteriore discredito dell'istituzione». Un assente giustifica, però c'è: è Mauro Giusti (Gl), che non ha potuto partecipare alla seduta del mattino perché, con un contratto a termine, non può assentarsi dal lavoro.

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