Il Tirreno

Lucca

Telefoni roventi sull'asse Lucca-Versilia

Luca Cinotti
Sopra l’ex Tennis Focette dove Baldini voleva costruire
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Sopra l’ex Tennis Focette dove Baldini voleva costruire

Operazioni immobiliari al centro delle accuse a Baldini e Carrara

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 LUCCA. A inizio 2005 c'erano tre telefoni roventi fra la Lucchesia e la Versilia: oltre a quello dell'ex sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni, quello dell'imprenditore Giuliano Baldini e quello di Emanuele Carrara, collaboratore di quest'ultimo. Per Baldini e Carrara, accusati di concorso in corruzione, il pm ha chiesto pene pesanti. E a rischiare è anche la società Balfin.  Per l'ex imprenditore delle vernici, la pubblica accusa vuole due anni e quattro mesi di reclusione. Per l'architetto Carrara (fino a giugno assessore a Porcari e ora presidente di Aquapur) ha chiesto un anno e mezzo.  La vicenda riguarda due grandi aree a Marina di Pietrasanta dove la Balfin voleva costruire un complesso commerciale e alcune villette. Secondo l'accusa, Baldini (tramite Carrara, suo dipendente e uomo di fiducia) avrebbe concordato con l'allora sindaco Mallegni i modi migliori per ottenere il via libera ai piani di comparto e per abbattere i costi. Il tutto in cambio - sostiene sempre la Procura - di regali per Mallegni e per l'assessore Alfredo Benedetti: vini d'annata, cene e soggiorni nei migliori locali di Venezia.  L'affare parte nell'ormai lontano 2003. Quando, con una variante di viabilità per favorire l'accesso all'allora neonato ospedale Versilia, la giunta Mallegni dà il via libera al recupero di alcune aree lungo l''Aurelia. Ma è - come accennato - nella prima metà del 2005 che si entra nel vivo, proprio a cavallo della rielezione di Mallegni a sindaco di Pietrasanta, in quota centrodestra.  Il primo affare ad andare in porto è quello dei tre edifici commerciali. La giunta approva il via libera a marzo e, due mesi dopo, prevede la costruzione di una passerella-sottopasso per il collegamento di quest'area con un altro comparto. Un'opera che non sarebbe a totale carico del privato, come era previsto in un primo momento: alla Balfin, infatti, veniva data la possibilità di portare quest'opera a scomputo degli oneri di organizzazione.  Una meccanismo che - sostiene la procura - viene replicato anche per l'altro comparto di Baldini, quello dove dovrebbero nascere la villette. Che - come emerge da un'intercettazione ambientale - all'inizio dovrebbero essere due e poi diventano quattro.  In questo caso è Baldini, in una conversazione intercettata, a suggerire a Mallegni di mettersi d'accordo con Carrara. E l'accordo riguarda - per l'appunto - il modo per far risparmiare la Balfin: «Questi oneri di urbanizzazione - dice Mallegni - o pagarli o realizzare le opere, non so cosa convenga di più, secondo me conviene di più realizzare le opere [...] specie se sono in prossimità dell'intervento». Una ricostruzione che le difese hanno contestato spiegando che Baldini era messo sotto pressione dla Comune, che avrebbe chiesto, anzi, opere per costi che andava ben al di là degli oneri da pagare.  Una versione non accettata dal pm, che ha ricostruito anche le pressioni che sarebbero state esercitate da Mallegni e da Benedetti sugli uffici comunali per sveltire e risolvere i problemi delle pratiche Baldini. Fino a portare in giunta una cartellina vuota, senza tutte le carte che servivano. Fatto sta che il piano per le villette è approvato il 25 marzo, nonostante la zona sia considerata a rischio idraulico elevato.  Gli edifici, poi, non sono mai sorti, visto che il Comune ha sospeso l'iter dopo gli arresti del 2006. Ma la Balfin (anch'essa imputata) rischia ora di dover pagare una sanzione di oltre 974mila euro e - se condannata - di andare incontro a una vonfisca di beni per un valore di tre milioni e mezzo,

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