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«Ruggi pagato per il suo lavoro»
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L’architetto Ruggi e sotto l’assessore Marco Chiari nel suo ufficio in Palazzo OrsettiAl geometra ha dato 50mila euro ma per associarsi
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LUCCA. L'architetto Luca Antonio Ruggi prestanome e veicolo per dazioni di denaro fra Valentini e Chiari? Assolutamente no per il Tribunale del Riesame di Firenze, che dedica quattro pagine alla sua posizione. Scrivono i giudici fiorentini: «Il capo di imputazione identifica come prezzo della asserita corruzione del Chiari il compenso che sarebbe stato corrisposto da Valentini in relazione a quella che è stata l'unica prestazione professionale effettuata dall'architetto Ruggi, in relazione alle pratiche di accatastamento di oltre 200 unità immobiliari realizzate da Valore nel complesso I Giardini di S. Marco». Come emerge dagli atti Ruggi era stato segnalato da Chiari a Valentini. «Risulta peraltro - dice il Riesame - che tale prestazione sia stata effettivamente svolta da Ruggi e che il prezzo richiesto - congruo alla prestazione che si richiedeva - dopo l'approvazione del preventivo da parte del committente Valentini - sia stato in effetti versato dallo stesso a mezzo di versamenti bancari, rilascio di fatture e pagamento delle tasse da parte del professionista». Come risulta dagli atti, inoltre, Ruggi dopo una collaborazione saltuaria, a partire dal gennaio scorso si è associato professionalmente a Chiari versando una quota di 50mila euro. Definendo subito dopo in telefonate intercettate lo stesso Chiari «un motore a reazione», uno che grazie alle sue conoscenze gli avrebbero procurato molto lavoro. Una considerazione che non pare invece ricambiata da Chiari che in una conversazione con tale Fabio Giorgetti del 12 gennaio scorso spiegava i motivi della scelta di Ruggi come nuovo collaboratore dicendo che «non era niente di speciale» e che lui «non voleva quelli intelligenti perchè gli avevano rotto i c...». Il Collegio sottolinea che «l'opinione che Chiari aveva di Ruggi non consente di poter credere che fra i due potesse intercorrere - come asserito dall'accusa e dal gip - un sodalizio criminoso dedito alla percezione di tangenti, da dividere poi a metà. Diversamente appare evidente lo sfruttamento di Ruggi da parte di Chiari che, pur non lavorando, riusciva in questo modo a partecipare agli utili dello studio professionale, grazie alla acquiescenza del socio (che pur avendo pagato 50mila euro per entrare nello studio di Chiari sembrava anche contento della situazione)». Il Collegio quindi ritiene che «l'avvenuto pagamento al Ruggi delle fatture emesse a fronte dell'accatastamento dei Giardini di S. Marco derivasse dalla prestazione lavorativa effettivamente svolta e poi retribuita dal committente Valentini, nessuna illiceità penale rivestendo nè il comportamento di Valentini, che accettava l'indicazione professionale dell'assessore (al quale peraltro nulla doveva), nè il comportamento del Ruggi, che anche ove avesse stornato parte della somma ricevuta (che al netto dei bolli e della tassazione deve intendersi contenuta in poche migliaia di euro) al Chiari, lo avrebbe fatto esercitando una sua facoltà, anche in conseguenza dei loro accordi associativi professionali». Il Collegio osserva inoltre che il tenore delle intercettazioni richiamate dal gip non appare idoneo a sostenere che Ruggi potesse essere consapevole dell'accordo criminoso fra Chiari e Valentini.
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