Il presidio
LUCCA. «Non si parte dalla discussione sul tenere aperti i negozi il Primo maggio, ...
Barbara Antoni
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LUCCA. «Non si parte dalla discussione sul tenere aperti i negozi il Primo maggio, ma da un piano per l'accoglienza turistica. Altrimenti qualsiasi dibattito è escluso». Massimiliano Bindocci, sindacalista della Filcams Cgil, è categorico nel merito della questione aperta in città sui negozi aperti nei giorni festivi. Da una parte critico sul modo in cui alcuni negozi o esponenti delle categorie degli operatori commerciali hanno impostato il dibattito, dall'altra aperto a rimettere in gioco le programmazioni fin qui siglate. Quella, in particolare, del calendario annuale delle aperture domenicali e nei giorni festivi, siglata pochi mesi fa con la mediazione del Comune dopo un lungo braccio di ferro fra categorie commerciali e sindacati. Sì, Bindocci si dice disposto a rivedere la programmazione annuale delle aperture per farla diventare semestrale, accogliendo così la proposta del presidente del consorzio centro commerciale naturale del centro storico di Ascom Federico Lanza e, successivamente, del direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini. «Va bene una programmazione semestrale, ma basterebbe che fosse rispettata - sottolinea il sindacalista Filcams, ramo della Cgil che tutela i lavoratori del commercio -. E occorrerebbe - continua - che si lavorasse soprattutto a un calendario di aperture collegate a eventi da progettare soprattutto nelle basse stagioni. Ma a Lucca siamo fuori da questa dinamica, siamo legati a poche iniziative. Grandi, come i Comics, ma poche. Aprire i giorni di festa senza eventi in contemporanea non ha senso». E quanto ai recenti interventi di alcuni commercianti del centro storico (uno è Antonio Degortes, titolare di un outlet grandi firme vicino piazza Anfiteatro) sull'apertura il Primo maggio, Bindocci insiste che a Lucca «dove, in quanto città d'arte, esiste la deroga per aprire tutte le domeniche, i commercianti del centro storico stanno aperti al massimo trenta giorni festivi all'anno. A parte pochi accaniti dello stare sempre aperti, finisce che molti negozi storici invece la domenica, a parte la terza in concomitanza con il mercato antiquario, stanno chiusi. Ritengo che per alcuni versi la questione sulle aperture riguardi in particolare alcuni commercianti che vogliono incrementare gli incassi. E quanto alle feste nazionali - prosegue - la nostra opinione coincide con quella della Regione: il Primo maggio, il 25 Aprile o per Natale si sta chiusi. Anche aprire a Pasquetta è stato un errore». Secondo Bindocci, esiste un grosso problema sul fronte del personale, a maggior ragione nei negozi del centro storico. «Sono pochissime le commesse assunte con contratto a tempo indeterminato - attacca il sindacalista -. La maggior parte vengono configurate come soci in partecipazione del negozio ed è in primo luogo questa formula che le obbliga a lavorare sempre, anche a Pasquetta. Così facendo i commercianti hanno trovato il modo di risparmiare. Purtroppo è difficile intervenire su questo aspetto, c'è molta resistenza anche da parte delle stesse lavoratrici, che in questa situazione sono ricattabili».
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