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Multe per un milione ai quattro condannati
Falsi permessi di lavoro, 24 anni di carcere a una gang
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Il tribunale Galli Tassi 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Ventidue anni e sei mesi di reclusione e oltre un milione di multa per un'organizzazione che si serviva di false autorizzazioni al lavoro per far ottenere visti d'ingresso in Italia e falsi permessi di soggiorno a persone originarie di altri paesi extracomunitari - in particolare provenienti dall'Albania - e costrette a pagare importi di vario genere - dai 2mila ei 7mila euro - per avere il documento. Mano pesante dei giudici del tribunale - presidente Valentino Pezzuti, a latere Stefano Billet e Mario Profeta - che hanno accolto in toto le richieste del pubblico ministero Piero Capizzoto. Un processo durato alcuni anni con numerose udienze dibattimentali. Sei anni di reclusione e 255mila euro di multa per Dante Matteoni, 50 anni, di Vicopelago, ex gestore del ristorante l'«Abbuffata» e sino al 2008 titolare del bar «I quattro ladroni» sull'Aurelia. Stessa pena per Gennaro Ghignola, 42 anni, esperto informatico e per l'albanese Djaloshi Merklant. Quattro anni e sei mesi di reclusione per e 255mila euro di multa per l'altro albanese Hartan Hasa. Chiesta dal pubblico ministero e ottenuta l'assoluzione per l'unica donna imputata: l'albanese Laureta Hasa. L'inchiesta risale al 2006 e prende le mosse da un'altra indagine della squadra Mobile denominata «Uovo di Colombo» (dalla capitale dell'ex Ceylon oggi Sri Lanka) che riguardava un'associazione a delinquere dedita alla contraffazione di documenti e permessi di soggiorno per cingalesi che volevano lavorare nel nostro Paese. Anche in quella circostanza nei guai finirono Matteoni e Ghignola assieme a tre cingalesi: Meril Sisira Whitanage, autotrasportatore all'epoca residente a San Marco e i connazionali Fernando Miyar Muthunthatriga e Saman Fernando Porutotage.
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