Il Tirreno

Lucca

Capo della gang catturato durante la rapina alla banca

Luca Tronchetti
Capo della gang catturato durante la rapina alla banca

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 LUCCA. Un impiegato della banca che fa scattare l'allarme, un centralinista dei carabinieri che fa intervenire la pattuglia del radiomobile perchè la risposta del direttore dell'istituto di credito non lo convince e un bandito che, alla vista dei militari, resta interdetto e finisce in manette non riuscendo a guadagnare l'uscita come fanno gli altri malviventi. La trasferta della banda dei catanesi non frutta neanche un euro, ma spedisce dritto in carcere il presunto capo della gang di pendolari del crimine: Alfio Giovanni Panebianco, 45 anni, precedenti per reati contro il patrimonio, rapina ed estorsione. Uno tosto a cui sarà difficile per gli inquirenti cavare di bocca il nome dei complici e del basista fuggiti - forse in treno, forse con un'altra macchina rubata - dalla Lucchesia e pronti a rientrare in Sicilia. Ma i carabinieri del radiomobile - diretti dal tenente Andrea Senes - hanno qualche carta da giocare. Prima tra tutte il cellulare sequestrato, assieme alla pistola Beretta calibro 9x21 (imitazione dell'originale), al bandito finito a S. Giorgio.  I FATTI  L'allarme scatta alle 8.15 alla filiale della Cariprato di viale Giusti. Ma almeno un quarto d'ora prima la gang - composta da 4 persone - è già entrata in azione. A bordo di una Fiat Uno verde rubata poche ore prima a Pisa i malviventi - vestiti con abiti scuri, cappellino di lana con visiera in testa e sciarpa intorno al collo - sono già davanti all'ingresso secondario dell'istituto di credito. Sul retro dell'edificio attendono i sei impiegati e il direttore: almeno due di loro hanno le chiavi per entrare. Appena arriva il primo, Panebianco lo minaccia con la pistola priva di tappo rosso ed entra dentro lo sportello assieme ad altri due malviventi - uno, che inforca un paio di occhiali e che tiene contatti telefonici con il basista che resta fuori dall'istituto a fungere da palo - pronti a farsi consegnare il contenuto della cassaforte: svariate migliaia di euro, forse quasi 100mila. I rapinatori aspettano l'arrivo anche degli altri dipendenti. Una gang di professionisti del crimine. «Tranqulli, fate il vostro lavoro, non vi succederà nulla» dicono agli impiegati. Poco alla volta entrano tutti, compresi tre clienti che vengono fatti sedere a terra. Fuori dalla porta c'è il complice che dà indicazioni ai malviventi che operano all'interno, uno dei quali fa sfoggio di un taglierino.  SCATTA L'ALLARME.  Il codice segreto è già stato inserito e la gang deve attendere i fatidici 20 minuti prima che la cassaforte si apra. Il direttore è tenuto a bada dal bandito con la pistola. All'improvviso scatta l'allarme collegato con il 112. È un dipendente che sta per entrare e, per errore, inserisce l'allarme. La centrale operativa dei carabinieri telefona subito all'istituto di credito. Dall'altro capo del filo il direttore, sotto la minaccia del revolver, risponde con un freddo: «È tutto a posto». Il centralinista fiuta il pericolo e invia una pattuglia.  LA CATTURA.  I militari parcheggiano vicino alla banca e a piedi si dirigono verso la bussola. Il palo li vede e con il cellulare avverte i complici. «Colleghi, i caramba». Due malviventi fuggono dall'uscita secondaria. Panebianco resta interdetto. L'esitazione gli costa caro. Perchè i carabinieri sono già dentro e pistola d'ordinanza in pugno lo costringono ad alzare le mani e ad arrendersi.

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