Lucart investe 10 milioni sul tetrapak
Alessandro Petrini
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Linterno di Lucart dove viene lavorato il tetrapak Parte un nuovo ciclo produttivo a rifiuti zero di rotoli asciugatutto e salviette
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LUCCA. La materia prima del futuro per la carta rigenerata è il tetrapak. Ne sono convinti in Lucart Group, multinazionale del settore cartario (a capo si trova Cartiera Lucchese spa, nata nel 1953, principale produttore europeo di carte monolucide sottili per imballaggi flessibili; Lucart Group produce oltre 280mila tonnellate di carta l'anno, con 9 macchine continue e 53 linee di converting. Il fatturato consolidato è 318,4 milioni di euro e gli addetti sono oltre mille, di cui 650 tra Diecimo e Porcari, 60 a Fato e 400 tra Laval e Troyes) che in un momento difficile e con un mercato del tissue ormai maturo ha scelto, prima in Italia, di puntare su questo settore. Una scelta coraggiosa per un investimento complessivo di oltre dieci milioni di euro che ha dotato gli stabilimenti di Diecimo e di Laval, in Francia, di questa nuova tecnologia innovativa che permette di dare una seconda vita agli imballaggi in tetrapak. Una procedura a basso impatto ambientale che chiude la filiera per la differenziazione del tetrapak e innesta un ciclo di produzione a "rifiuti zero" ma che soprattutto permette di rilanciare la produzione a Diecimo, mettendo freno agli esuberi di personale dopo il no degli enti locali alla realizzazione di una centrale a biomasse per lo smaltimento dei fanghi di cartiera. «La centrale a biomasse ci avrebbe consentito di fare un ulteriore passo avanti dal punto di vista ambientale e del recupero energetico - spiega l'amministratore delegato di Lucart Group Massimo Pasquini -. Ora stiamo valutando se realizzarla a Laval, dove comunque i costi energetici sono inferiori. Con questo progetto sul tetrapak però otteniamo una valorizzazione di questo materiale al 100% attivando una delle poche produzioni di carta con rifiuti zero. In questo modo diminuiamo l'uso dei maceri tradizionali e riduciamo il problema dello scarto del pulper che comunque rimane irrisolto per il panorama cartario lucchese». Il "Progetto Brique" si presenta come innovativo ed è già valso al gruppo lucchese il premio "Trophées développement durable" indetto da Carrefour, oltre a una segnalazione al premio per "l'Innovazione amica dell'ambiente 2010" promosso da Legambiente, Confindustria, Fondazione Cariplo e Regione Lombardia. «Si tratta di una tecnologia conosciuta in Europa ma con utilizzi ancora abbastanza limitati - spiega il direttore del marketing di Lucart, Massimo Oriani -; la differenza sostanziale tra l'Italia e i paesi nordici sta nella capacità di raccolta del tetrapak che nel nostro paese è ancora inferiore e spesso di peggiore qualità e per questo ci obbliga a comprare all'estero parte della materia prima». In commercio stanno quindi per arrivare due nuove linee, una professional indirizzata soprattutto alle aziende e alle imprese di pulizie, e una destinata al mercato dei consumatori e alla grande distribuzione, con rotoli asciugatutto, salviette asciugamani e bobine di carta che andranno a inserirsi nel mercato del tissue che in Italia vale 1,5 miliardi di euro l'anno. Una gamma di prodotti che in un secondo momento potrebbe essere estesa anche ad altre categorie merceologiche come la carta igienica. Quanto ai prezzi, non ci saranno sostanziali differenze con quelli delle altre linee perché il tetrapak costa meno della cellulosa ma ha un processo di lavorazione più dispendioso. «Il prezzo sugli scaffali sarà più o meno equivalente ai prodotti in pura cellulosa - prosegue Oriani -. La cosa fondamentale è che il consumatore saprà di acquistare una nuova generazione di carta ecologica con eccezionali performance di resistenza ed assorbenza, nessun albero abbattuto e il caratteristico colore naturale delle fibre di cellulosa non sbiancata».
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