Causa civile ed esposto penale per il decesso di una pensionata dopo due anni e mezzo di coma
Ridotta a vivere come un vegetale, l'Asl non risarcisce un euro ai parenti
Luca Tronchetti
4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Una donna è stata ridotta a vivere come un vegetale per due anni e mezzo, sino alla sua morte, a causa di una sospetta colpa medica nell'assistenza prestata all'ospedale Campo di Marte subito dopo il ricovero avvenuto in seguito a un incidente domestico. Una caduta accidentale per Teresa Mentessi, 78 anni, di Aquilea, mentre spostava una damigiana. Il conseguente trauma cranico, stando all'accusa, non venne trattato dai sanitari con terapie anticoagulanti - in considerazione di un pregresso problema vascolare cerebrale - e con continuo monitoraggio clinico. I denuncianti sostengono poi che in presenza di un episodio di vomito (nella notte successiva al ricovero) - un segnale decisamente allarmante dopo un trauma cranico - il medico di guardia del reparto neurologia, stando a quanto riporta la cartella clinica, prescrisse un antiemetico trascurando la possibilità che vi fosse un'emorragia spontanea in atto. Ritardo che, stando alla consulenza del tribunale civile (giudice Francesco Terrusi, Ctu Gilberto Martinelli), provocò la necessità di un intervento chirurgico urgente effettuato all'ospedale Santa Chiara di Pisa, capace di salvarle la vita, ma insufficiente per la normale ripresa delle condizioni neurologiche dal punto di vista cognitivo e motorio. In pratica Teresa Mentessi per due anni e mezzo è rimasta inchiodata nel letto di casa, in respirazione spontanea, con gli occhi sbarrati e solo apparentemente vigile, ma in realtà disorientata nel tempo e nello spazio e incapace di riconoscere i volti delle figlie, del marito e della badante che si alternavano al suo capezzale, e in grado solamente di sussurrare frasi incomprensibili, senza eseguire movimenti con le mani o con le gambe. Un dramma che ha sconvolto l'esistenza del marito, oggi affetto da gravi problemi di salute, dei quattro figli e dei loro congiunti costretti - al di là delle indicibili sofferenze patite nel vedere in quello stato di coma perenne una donna sino a quel momento autosufficiente e capace di svolgere tutte le mansioni quotidiane - ad arrivare sino a svuotare i loro conti correnti per pagare le cure mediche e di assistenza domiciliare. Oggi, a distanza di più di tre anni, chiedono giustizia. Ma a fronte di una richiesta di risarcimento danni di 900mila euro da parte del legale della famiglia dell'anziana, avvocato Monica Orsi, l'Asl, attraverso la Carige Assicurazione, non ha versato un euro ai parenti della pensionata, deceduta nel marzo scorso. Nonostante sia aperta una causa civile promossa dal tutore nominato dai familiari - con tanto di relazione medica del consulente del tribunale, nella quale si indica un danno biologico dell'85% causato dalla «malpratica professionale» - e sia stato presentato da tempo un esposto alla procura della Repubblica dove s'ipotizzano responsabilità da parte del reparto di neurologia.
LA STORIA. . Sono le 14,30 del 14 luglio 2007 quando Teresa Mentessi cade in casa, perde i sensi e soccorsa dal marito e dai figli - che chiamano un'ambulanza della Croce Verde di Ponte a Moriano - dopo essersi ripresa salendo sopra il mezzo viene condotta al pronto soccorso del Campo di Marte. Lì viene sottoposta a un esame radiografico e a una tac cranico encefalica che rivela un'emorragia di 7 millimetri che ne consigliano il ricovero nel reparto di neurologia. Sei anni prima la pensionata aveva avuto un ictus ischemico con ricovero nel reparto medicina e prendeva regolarmente farmaci anticoagulanti orali. Farmaci che, secondo le accuse, in ospedale non le vengono somministrati come non viene eseguito un monitoraggio costante delle sue condizioni. Alle 4 della notte tra il 14 e il 15 luglio l'anziana vomita. Un segnale che non viene, stando all'accusa, recepito come campanello d'allarme insito nei soggetti che hanno subito un trauma cranico. Alla donna il medico di guardia prescrive un farmaco sedativo. La mattina alle 10 la situazione precipita. La paziente non risponde alle sollecitazione e appare in uno stato soporoso. Si rende necessario il ricovero al reparto di terapia intensiva dell'ospedale Santa Chiara.
STATO DI COMA. . La diagnosi è di emorragia cerebrale spontanea. Viene sottoposta a intervento chirurgico di drenaggio ventricolare e il 2 agosto 2007 dimessa e trasferita in Anestesia e Rianimazione a Lucca, poi in Medicina Generale e il 5 settembre venne dimessa in uno stato di coma. Una condizione che non è più cambiata, salvo peggioramenti conseguenti alla lunga permanenza a letto, sino al decesso avvenuto il 12 marzo scorso.
LA STORIA. . Sono le 14,30 del 14 luglio 2007 quando Teresa Mentessi cade in casa, perde i sensi e soccorsa dal marito e dai figli - che chiamano un'ambulanza della Croce Verde di Ponte a Moriano - dopo essersi ripresa salendo sopra il mezzo viene condotta al pronto soccorso del Campo di Marte. Lì viene sottoposta a un esame radiografico e a una tac cranico encefalica che rivela un'emorragia di 7 millimetri che ne consigliano il ricovero nel reparto di neurologia. Sei anni prima la pensionata aveva avuto un ictus ischemico con ricovero nel reparto medicina e prendeva regolarmente farmaci anticoagulanti orali. Farmaci che, secondo le accuse, in ospedale non le vengono somministrati come non viene eseguito un monitoraggio costante delle sue condizioni. Alle 4 della notte tra il 14 e il 15 luglio l'anziana vomita. Un segnale che non viene, stando all'accusa, recepito come campanello d'allarme insito nei soggetti che hanno subito un trauma cranico. Alla donna il medico di guardia prescrive un farmaco sedativo. La mattina alle 10 la situazione precipita. La paziente non risponde alle sollecitazione e appare in uno stato soporoso. Si rende necessario il ricovero al reparto di terapia intensiva dell'ospedale Santa Chiara.
STATO DI COMA. . La diagnosi è di emorragia cerebrale spontanea. Viene sottoposta a intervento chirurgico di drenaggio ventricolare e il 2 agosto 2007 dimessa e trasferita in Anestesia e Rianimazione a Lucca, poi in Medicina Generale e il 5 settembre venne dimessa in uno stato di coma. Una condizione che non è più cambiata, salvo peggioramenti conseguenti alla lunga permanenza a letto, sino al decesso avvenuto il 12 marzo scorso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
