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Fa sparire 1,7 milioni patteggia due anni ed evita il carcere
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LUCCA. Un promotore finanziario fa sparire 1,7 milioni di euro e riesce ad evitare il carcere. Perchè patteggia due anni davanti al giudice dell'udienza preliminare ottenendo, in quanto incensurato, la sospensione condizionale della pena. Se le vittime del raggiro - 23 persone tra piccoli commercianti, pensionati e artigiani che hanno perso i risparmi di una vita e un istituto di credito - vorranno recuperare i loro soldi dovranno farlo attraverso una causa davanti al giudice civile.
Al momento sono sette - tra cui l'istituto di credito a cui faceva riferimento il promotore - i risparmiatori costituitisi parte civile nel processo penale e che adesso, dopo la sentenza, si rivolgeranno al tribunale civile per cercare di ottenere almeno parte del loro credito. Perchè il promotore finanziario - Enrico Davini, 51 anni, nato a Castelnuovo, mandatario dell'istituto Programma Italia per Banca Mediolanum e con ufficio a Viareggio - sostiene di non essersi appropriato del denaro dei clienti, ma di aver soltanto fatto investimenti sbagliati che hanno causato ingentissime perdite azzerando in certi casi i capitali investiti.
I fatti. L'inchiesta inizia nel 2007 con le prime denunce dei clienti - ventidue residenti in Versilia e una pensionata che vive a San Vito - che giungono sul tavolo del sostituto procuratore Domenico Manzione che fa svolgere accertamenti alla Compagnia della Guardia di Finanza. Le indagini giungono a una conclusione: Davini si è appropriato di ingenti somme affidategli dai clienti per essere investite.
Falsità in scrittura privata, appropriazione indebita, accesso abusivo al sistema informatico e truffa le accuse della procura nei confronti del promotore finanziario. Le accuse Per gli inquirenti Davini, titolare di un ufficio a Viareggio, si appropriava del denaro spostando per via telematica i soldi da un conto corrente all'altro facendoli transitare anche nel proprio e, in certi casi, falsificando persino le firme dei clienti sui contratti d'investimento.
Essendo mandatario di Banca Mediolanum sarebbe riuscito, stando all'accusa, ad accedere abusivamente al sistema informatico dell'istituto Programma Italia e senza il consenso dei clienti avrebbe compilato falsi prospetti con tanto di marchio Mediolanum per evitare - in considerazione delle perdite e degli ammanchi - una marea di richieste di restituzione delle somme versate. Su un totale di circa tre milioni di euro di risparmi raccolti in alcuni anni dalla clientela, 1,7 milioni sarebbero spariti nel nulla.
Tra i truffati anche una coppia di pensionati che aveva affidato al promotore tutti i suoi risparmi (300mila euro) e alla fine è rimasta con un importo inferiore al 20% della somma affidata per poter essere investita. La scoperta Il suo tentativo di nascondere la verità è naufragato con le denunce culminate con il rinvio a giudizio davanti al gup. Essendo la truffa il reato più grave tra quelli attribuiti (prevede una pena massima di tre anni) ed essendo Davini incensurato, il suo legale ha avuto buon gioco a chiedere il patteggiamento con riduzione di un terzo della pena.
Al momento sono sette - tra cui l'istituto di credito a cui faceva riferimento il promotore - i risparmiatori costituitisi parte civile nel processo penale e che adesso, dopo la sentenza, si rivolgeranno al tribunale civile per cercare di ottenere almeno parte del loro credito. Perchè il promotore finanziario - Enrico Davini, 51 anni, nato a Castelnuovo, mandatario dell'istituto Programma Italia per Banca Mediolanum e con ufficio a Viareggio - sostiene di non essersi appropriato del denaro dei clienti, ma di aver soltanto fatto investimenti sbagliati che hanno causato ingentissime perdite azzerando in certi casi i capitali investiti.
I fatti. L'inchiesta inizia nel 2007 con le prime denunce dei clienti - ventidue residenti in Versilia e una pensionata che vive a San Vito - che giungono sul tavolo del sostituto procuratore Domenico Manzione che fa svolgere accertamenti alla Compagnia della Guardia di Finanza. Le indagini giungono a una conclusione: Davini si è appropriato di ingenti somme affidategli dai clienti per essere investite.
Falsità in scrittura privata, appropriazione indebita, accesso abusivo al sistema informatico e truffa le accuse della procura nei confronti del promotore finanziario. Le accuse Per gli inquirenti Davini, titolare di un ufficio a Viareggio, si appropriava del denaro spostando per via telematica i soldi da un conto corrente all'altro facendoli transitare anche nel proprio e, in certi casi, falsificando persino le firme dei clienti sui contratti d'investimento.
Essendo mandatario di Banca Mediolanum sarebbe riuscito, stando all'accusa, ad accedere abusivamente al sistema informatico dell'istituto Programma Italia e senza il consenso dei clienti avrebbe compilato falsi prospetti con tanto di marchio Mediolanum per evitare - in considerazione delle perdite e degli ammanchi - una marea di richieste di restituzione delle somme versate. Su un totale di circa tre milioni di euro di risparmi raccolti in alcuni anni dalla clientela, 1,7 milioni sarebbero spariti nel nulla.
Tra i truffati anche una coppia di pensionati che aveva affidato al promotore tutti i suoi risparmi (300mila euro) e alla fine è rimasta con un importo inferiore al 20% della somma affidata per poter essere investita. La scoperta Il suo tentativo di nascondere la verità è naufragato con le denunce culminate con il rinvio a giudizio davanti al gup. Essendo la truffa il reato più grave tra quelli attribuiti (prevede una pena massima di tre anni) ed essendo Davini incensurato, il suo legale ha avuto buon gioco a chiedere il patteggiamento con riduzione di un terzo della pena.
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