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Lucca

Ucciso da un infarto il medico Virginio Bertini già assessore di Fazzi

Virginio Bertini al momento della presentazione della lista civica La Pantera
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Virginio Bertini al momento della presentazione della lista civica La Pantera

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LUCCA. È morto, stroncato da un infarto, il dottor Virginio Bertini, 59 anni, medico e politico prima di An e poi della lista civica "La Pantera". Un malore lo ha ucciso verso le 24 nella sua casa di S. Angelo, dove aveva da poco festeggiato con la moglie Nelly l'anniversario di matrimonio. È stato chiamato il 118, ma quando l'ambulanza è arrivata per Bertini non c'era più niente da fare. Lascia quattro figli: Cecilia, Lucia, Alessandro e Gabriele. I funerali si terranno domani alle 15,30 nella chiesa di S. Angelo. Medico di famiglia con studio a S. Cassiano a Vico (ma una volta alla settimana veniva anche in città), Bertini aveva tantissimi mutuati per i quali era un punto di riferimento, oltre che un dottore. La testimonianza della considerazione e dell'affetto che la gente nutriva per lui arrivava puntuale ogni volta che il medico si presentava a qualche consultazione elettorale, dove risultava sempre tra i più votati. Il 5,5% che la lista civica "La Pantera" ottenne alle comunali del 2002 fu dovuto soprattutto alla presenza di Bertini come candidato sindaco.  Amici, pazienti, ma anche semplici conoscenti e perfino avversari politici stimavano e volevano bene a Bertini. Era una persona aperta, di cuore, pronta alla battuta, disposta ad aiutare sempre il prossimo. Amante della vita, ma pronto anche a sfidarla, non aveva voluto rinunciare alle sue abitudini nemmeno dopo aver subito interventi cardiaci. Lui, medico, non sembrava curarsi troppo del suo cuore e non nascondeva di essere determinato nel continuare a fare la vita di sempre.  In An teneva le posizioni della destra sociale ed era spesso in conflitto con i vertici del partito. In virtù dei consensi ottenuti come candidato consigliere di An alle comunali del 1998 (fu il più votato della sua lista, con 700 preferenze) era diventato assessore all'ambiente nella prima giunta guidata da Pietro Fazzi. Schietto, per niente disposto ad assoggettarsi se non condivideva le scelte, era entrato presto in conflitto con il sindaco.  La rottura era arrivata nel novembre del 2000, quando Bertini non aveva voluto votare a favore dell'invio dei liquami dell'Oltreserchio al depuratore di Pontetetto, come avevano deciso Fazzi e la maggioranza, convinto che fosse migliore la soluzione della realizzazione di un depuratore a Fregionaia, già ipotizzato dalla precedente giunta Lazzarini.  Immediata la lettera di revoca dall'incarico da parte del sindaco.  Bertini però non si era fatto da parte, continuando a sostenere posizioni che lo avevano messo in difficoltà anche all'interno del partito, di cui contestava spesso le decisioni dei vertici.  La situazione era diventata insostenibile al momento in cui, nel settembre 2001, il medico aveva cominciato a lavorare per preparare una lista civica alle elezioni dell'anno successivo. Prima che An lo cacciasse, Bertini si era dimesso. Era la metà di novembre.  Da quel momento aveva cominciato a lavorare per la sua lista civica "La Pantera", presentandola come un partito aperto alla partecipazione e pronto a recepire le istanze del territorio, prime su tutte quelle del mondo del commercio, del turismo e della piccola imprenditoria.  La sua decisione aveva creato non poche apprensioni nella Casa delle Libertà che ripresentava Fazzi e, più ancora, nel centrosinistra che proponeva il ripescato candidato sindaco Giulio Lazzarini, clamorosamente mollato alle elezioni del 1998.  Nei fatti, la lista di Bertini era riuscita ad intercettare una vasta area di quanti non erano contenti della gestione Fazzi, togliendo a Lazzarini la speranza di poter almeno arrivare al ballottaggio.  Nel maggio del 2002 il responso delle urne era stato davvero un successo per il dottore: 2.364 voti, pari al 5,45%.  Bertini aveva dichiarato che avrebbe fatto in consiglio un'opposizione basata sui contenuti, pronto a votare le pratiche che condivideva, ma libero di bocciare le proposte che non lo convincevano. Gradualmente, i rapporti con Fazzi erano tornati sereni, al punto che quando il sindaco fu messo in croce dalla sua stessa maggioranza di centrodestra, Bertini non esitò a schierarsi pubblicamente al suo fianco, sparando a zero sui giochi di palazzo della Casa delle Libertà che voleva cacciare il primo cittadino. Negli anni Novanta era stato anche consigliere provinciale di An.

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