Il Tirreno

Lucca

La famiglia Ghelarducci da 120 anni vende pelletterie in piazza Scalpellini. Per una contesa con una residente deve traslocare

Sfrattato il banco, Oriano costretto a pagare

Domenico Tani
Ghelarducci al suo banco di pelletterie in piazza Scalpellini
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Ghelarducci al suo banco di pelletterie in piazza Scalpellini

«Ho atteso a lungo l'ok del Comune a spostare l'attività, l'inquilina mi ha chiesto ulteriori danni»

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 LUCCA. «È stata davvero come una pugnalata al cuore. Non avrei mai pensato che dopo centoventi anni che la mia famiglia gestisce questa attività commerciale in piazza Scarpellini, sull'angolo di via Fillungo, sarei stato sfrattato. Prima di me a questo banco c'erano mia nonna Ione e poi la mia mamma, che si chiamava Elvira».  Non regge alla grande emozione Oriano Ghelarducci, 65 anni, lucchese doc, titolare del banco di pelletterie e articoli da regalo in piazza Scarpellini.  Ghelarducci è una istituzione in questa piazza e nelle vie dintorno: tutti lo conoscono e lo stimano per il suo lavoro, turisti di mezzo mondo lo hanno immortalato nelle loro fotografie.  Il suo banco è anche una sorta di indicatore turistico come dimostrano i cartelli che indicano piazza dell'Anfiteatro e piazza San Frediano. E lui stesso, oltretutto, non rifiuta mai ai turisti che gliele chiedono tutte le informazioni sulla città. Ora Ghelarducci si è trovato nel messo di una spiacevole vicenda.  «Tutto è iniziato nel 2001 quando la proprietaria del fondo che si affaccia sulla piazza, mi chiese di spostare il banco perchè toglieva la luce al negozio - racconta il commerciante -. Addirittura l'assessore dell'epoca mi ordinò di spostare il banco, ma io rifiutai. La vicenda finì in consiglio comunale e la mozione dell'assessore venne respinta all'unanimità, 36 consiglieri su 36. Votò contro anche il sindaco».  A quel punto la proprietaria del fondo fece causa civile all'ambulante, sempre perchè la presenza del banco in quell'angolo della piazza le toglieva la luce al negozio.  Alcuni cittadini intervennero a difesa dell'ambulante facendo notare che la finestra del fondo non dava luce al negozio perchè era ostruita dall'interno da alcuni scaffali che sono ancora ben visibili.  La sentenza però si è conclusa con la condanna dell'ambulante. Il quale viene obbligato a spostarsi sul lato opposto della piazza e a pagare tutte le spese.  «Il colmo di tutta questa triste storia - fa notare Oriano Ghelarducci - è che senza il permesso del Comune non potevo spostare il banco di mia iniziativa. Così ho dovuto attendere ben cinque mesi prima di ottenere l'autorizzazione. Nel rispetto delle leggi vigenti mi sarei aspettato dall'amministrazione comunale una mano nell'accelerazione delle pratiche. Il risultato è che la titolare del fondo mi ha fatto un'altra causa chiedendomi i danni per non essermi spostato subito, anche se non dipendeva da me. Inoltre il Comune mi chiede di cambiare il banco usando materiali diversi detti "nobili". Sono veramente frastornato. L'unica cosa che mi consola e mi inorgoglisce è la stima e l'affetto che mi dimostrano tante centinaia di cittadini».

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