Il Tirreno

Lucca

Fatto grave, ma gli enti non si fanno vivi

L.T.
Sasha Lazzareschi, l’operaio che ha perso l’occhio dopo l’assalto dei Bulldog al Bruton
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Sasha Lazzareschi, l’operaio che ha perso l’occhio dopo l’assalto dei Bulldog al Bruton

L'operaio ferito accusa la politica di non prendere posizione

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 LUCCA.Ha perso un occhio senza sapere perchè. Una serata maledetta, per una guerra scatenata da esponenti di estrema destra che gli hanno rovinato la vita. «Non parlatemi di perdono: quella gente non lo merita».  Sasha Lazzareschi è seduto sul letto di una stanzina del reparto oculistica al terzo piano del Campo di Marte. Accanto a lui la moglie Elena che non lo lascia un minuto, una coppia di amici e la madre Marisa, una donna forte, da decenni impiegata al tribunale civile. Il dottor Chelini che gli ha ricostruito il bulbo oculare sinistro, devastato dal bicchiere di whisky scagliato da uno dei Bulldog a una distanza di 10-15 metri, gli ha appena comunicato che la ferita - suturata con oltre 100 punti - è stata troppo profonda, che soltanto un miracolo può restituirgli la vista da quell'occhio devastato.  «Pensi - dice Lazzareschi - che il medico mi ha detto che ho pur avuto fortuna. Perchè se il vetro del fondo del bicchiere spesso 2-3 centimetri mi avesse colpito poco più in alto - all'altezza della tempia - mi avrebbe aperto come una scatola di sardine. E forse non avrei potuto raccontarla». Scuote la testa la vittima dell'agguato e lancia accuse precise contro gli aggressori: «Sono persone senza dignità, farcite di ideologia, gente pericolosa. Io non li conosco. Anche se i loro nomi sono usciti spesso sulla cronaca giudiziaria dei giornali. Non pensavo certo che potessero continuare ad agire indisturbati. Di una cosa sono sicuro: il volto di uno di quelli che lanciava le bottiglie. Quella faccia non me la scorderò più».  Lazzareschi e i due amici che sono con lui sono rimasti colpiti da un particolare: l'assenza delle istituzioni.  «Mi aspettavo un po' di solidarietà. Un episodio simile non può passare inosservato, sotto silenzio. Altrimenti è inutile lamentarsi di quello che avviene al Sud. Ho perduto un occhio per l'aggressione di un gruppo di violenti a un locale. Per molto meno comune, provincia, associazioni, sarebbero intervenute. Ad oggi nessuno si è fatto vivo se non gli amici veri, il proprietario del Bruton e la Digos per interrogarmi. Hanno tutti paura? Non so più cosa pensare. In che mondo stiamo vivendo? Quali valori diamo ai nostri figli?».  Poi l'operaio trova la forza per raccontare quella maledetta serata.  «Era mezzanotte e mezzo quando siamo usciti dal ristorante "La Vecchia Osteria del Morianese". Ero in compagnia di mia moglie Elena e dei miei amici Barbara e Massimiliano che abitano a San Pietro a Vico e Lunata. Abbiamo deciso di chiudere la serata al Bruton che si trova a un paio di chilometri dal ristorante. Volevamo bere una birra e ascoltare un gruppo composto da tre elementi - batterista, contrabbassista e chitarrista - che proponeva musica rock».  All'una e venti Sasha Lazzareschi è uscito dal locale.  «Dentro c'erano un centinaio di avventori, giovani e meno giovani. Sono andato fuori per prendere una boccata d'aria e lì nello spiazzo all'aperto ho trovato un'amica: Maddalena. Abbiamo fatto quattro chiacchiere e quando stavo per rientrare ho sentito un rumore provenire in fondo alla discesa che conduce alla birreria. C'erano due-tre ragazzi che stavano provocando e inveendo contro i gestori che non volevano farli entrare. Mentre mi spiegavano che erano gli stessi che la scorsa settimana avevano infastidito la clientela c'è stato un tentativo d'assalto. Ho visto uno di loro munito di tirapugni, l'altro tirar fuori un coltello. E sferrare un colpo alla lamiera del tavolino usato come scudo difensivo da alcuni avventori». Passano un paio di minuti, ma sembrano un'eternità. È in quel frangente che avviene il lancio degli oggetti: bottiglie e bicchieri. «Tutto si è compiuto in una frazione di secondo. Ho guardato a destra verso l'ingresso del locale per vedere se usciva mia moglie in modo da ricacciarla dentro e ho cercato di far entrare nel pub Maddalena. Proprio in quell'istante ho sentito un dolore lancinante all'occhio sinistro. Mi sono accasciato mettendo le mani al volto. Non ci vedevo più. Ho iniziato ad urlare e mi sono trascinato in bagno seguito da un numero imprecisato di persone che cercavano in qualche modo di aiutarmi, di rendersi utili, di porgermi del ghiaccio per metterlo sull'occhio ferito e sanguinante. Quando mi sono visto allo specchio per un attimo ho pensato di essere sul set di un film di Dario Argento. L'occhio non c'era più, avevo un foro di una certà rilevanza vicino al naso. Dopo una decina di minuta è arrivata una volante della polizia e pochi minuti più tardi un'ambulanza della Croce Verde di Ponte a Moriano che mi ha caricato sull'autolettiga e trasferito in ospedale».

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