Italia
Opera delle Mura senza autonomiaSilva deve lasciare
Fanno discutere le dimissioni del prof. Romano Silva, nominato da poche settimane, dal sindaco, presidente dell'Opera delle Mura. Ufficialmente, l'abbandono è dovuto a motivi di tempo e Silva assicura di rimanere a disposizione per quanto può fare come consulente, alla luce delle sue indiscusse competenze storico-culturali
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LUCCA. Fanno discutere le dimissioni del prof. Romano Silva, nominato da poche settimane, dal sindaco, presidente dell'Opera delle Mura. Ufficialmente, l'abbandono è dovuto a motivi di tempo e Silva assicura di rimanere a disposizione per quanto può fare come consulente, alla luce delle sue indiscusse competenze storico-culturali.
Chi però ha lavorato in questi pochi giorni con il professore si è accorto dell'imbarazzo che provava. Imbarazzo dovuto soprattutto al fatto di svolgere mansioni del tutto diverse da quelle che riteneva lo attendessero. Silva aveva accettato, rinunciando oltretutto al compenso, per portare il suo contributo in una strategia mirata al recupero e alla valorizzazione del monumento simbolo della città.
Ma si è subito trovato alle prese con l'assoluta carenza di mezzi, strumenti, personale e risorse e - soprattutto - privo di reale autonomia.Non era andato all'Opera, ad esempio, per contrattare sconti e gratuita con i questuanti di turno che chiedono di poter usufruire delle Mura a fini commerciali o di spettacolo, ma per valutare progetti di recupero del paramento a pezzi, di rimozione delle piante infestanti dal monumento, di restauro della ex Casa del Boia e del Canile, di promozione mirata.
Solo progetti del genere possono infatti consentire di chiedere poi contributi alla Comunità Europea (ma occorre che siano coinvolte almeno altre due città), a fondazioni, enti e sponsor privati. Nelle condizioni in cui si è lasciata finire l'Opera, niente più che un ufficio comunale che regge solo per la passione con cui operano dirigente e dipendenti, quei progetti difficilmente ci saranno. Silva lo ha capito subito e ha discretamente tolto il disturbo. Il sindaco Mauro Favilla spera di convincerlo a restare, ribadendo che da Silva si attende soprattutto un apporto sotto il profilo culturale. Il problema forse è proprio questo: dall'Opera ci si attenderebbe anche altro, e di più, sul piano progettuale e propositivo.
M.I.
Chi però ha lavorato in questi pochi giorni con il professore si è accorto dell'imbarazzo che provava. Imbarazzo dovuto soprattutto al fatto di svolgere mansioni del tutto diverse da quelle che riteneva lo attendessero. Silva aveva accettato, rinunciando oltretutto al compenso, per portare il suo contributo in una strategia mirata al recupero e alla valorizzazione del monumento simbolo della città.
Ma si è subito trovato alle prese con l'assoluta carenza di mezzi, strumenti, personale e risorse e - soprattutto - privo di reale autonomia.Non era andato all'Opera, ad esempio, per contrattare sconti e gratuita con i questuanti di turno che chiedono di poter usufruire delle Mura a fini commerciali o di spettacolo, ma per valutare progetti di recupero del paramento a pezzi, di rimozione delle piante infestanti dal monumento, di restauro della ex Casa del Boia e del Canile, di promozione mirata.
Solo progetti del genere possono infatti consentire di chiedere poi contributi alla Comunità Europea (ma occorre che siano coinvolte almeno altre due città), a fondazioni, enti e sponsor privati. Nelle condizioni in cui si è lasciata finire l'Opera, niente più che un ufficio comunale che regge solo per la passione con cui operano dirigente e dipendenti, quei progetti difficilmente ci saranno. Silva lo ha capito subito e ha discretamente tolto il disturbo. Il sindaco Mauro Favilla spera di convincerlo a restare, ribadendo che da Silva si attende soprattutto un apporto sotto il profilo culturale. Il problema forse è proprio questo: dall'Opera ci si attenderebbe anche altro, e di più, sul piano progettuale e propositivo.
M.I.
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