Italia
Appello dei baristi al Comune
«Basta con i negozi di vicinato che fanno la cucina espressa»
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Endro Luchi presidente Fipe (Vip) 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. I negozi di vicinato del settore alimentare, abilitati a vendere alla loro clientela prodotti gastronomici che possono essere consumati immediatamente sul posto, stanno nascendo in modo incontrollato all'interno del centro storico. E ciò preoccupa i baristi, tanto che il presidente provinciale di Fipe Confcommercio Endro Luchi lancia un appello all'amministrazione comunale affinché venga redatto un regolamento che ne controlli l'apertura. «Lo scorso anno - afferma Luchi - il Comune ha stilato un regolamento riguardante bar e ristoranti, fissando criteri e paletti normativi ben precisi, per tutelare i pubblici esercizi già esistenti. Adesso chiediamo che questo valga anche per i cosiddetti negozi di vicinato del settore alimentare, che stanno aprendo in maniera indiscriminata, soprattutto nel centro città, rischiando di creare un soprannumero di attività, a dispetto di una clientela insufficiente. È nostra intenzione richiedere a breve al Comune un incontro, nel corso del quale affrontare e discutere la questione, auspicando una soluzione che soddisfi tutte le parti». A Luchi va l'appoggio di Benedetto Stefani, presidente provinciale dei ristoratori Confcommercio, il quale, oltre a ricalcare le posizioni del collega di Fipe, aggiunge: «I negozi di vicinato del settore alimentare non possono, in base alla loro licenza, svolgere attività di cucina espressa, ma devono limitarsi a vendere prodotti già preparati. Non devono servire gli alimenti con posate di metallo o bicchieri di vetro, ma limitarsi a offrire materiale usa e getta. E nell'esercizio non sono ammessi tavoli e sedie, ma solo piani di appoggio, ragion per cui trovo ingiusto che venga concesso loro il suolo pubblico».
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