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Lucca

L’INCHIESTA

Nei guai per il falso testamento

La guardia di finanza ha svolto indagini sulla badante (vip)
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La guardia di finanza ha svolto indagini sulla badante (vip)

Una badante della Piana sarà processata nei prossimi mesi con l'accusa di aver guidato la mano della sua assistita che l'ha nominata erede universale dei suoi beni: oltre 400 mila euro tra appartamenti e somme di denaro depositate sotto varie forme in un istituto di credito

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LUCCA. Una badante della Piana sarà processata nei prossimi mesi con l'accusa di aver guidato la mano della sua assistita che l'ha nominata erede universale dei suoi beni: oltre 400 mila euro tra appartamenti e somme di denaro depositate sotto varie forme in un istituto di credito.
Per la procura e il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza non ci sono dubbi: la donna avrebbe indotto l'anziana a formare un falso testamento olografo in modo da escludere dall'eredità i due fratelli della «nonnina». Di diverso avviso l'indagata che sostiene di non aver spinto in alcun modo la donna che assisteva a lasciarle il patrimonio. Si sarebbe trattato di un generoso e spontaneo lascito che l'anziana, oggi deceduta, si è sentita in dovere di fare per le cure ricevute.

I FATTI
La vicenda si svolge a Porcari. Clelia Asmara Santini, quasi novantenne, necessita di assistenza. Nel gennaio 2008 si fa avanti una badante di 62 anni, origini calabresi, da tempo residente nella Piana. La stessa donna che anni prima aveva preso in custodia la madre dell'anziana e le aveva prestato conforto e assistenza negli ultimi anni della sua vita. Ricordandosi di quella circostanza la donna di servizio viene assunta e instaura un rapporto basato sulla reciproca fiducia, la stima e l'affetto.

IL TESTAMENTO
Proprio nella primavera del 2009 l'anziana decide, all'insaputa dei parenti, di fare testamento. Che viene depositato in uno studio notarile all'Arancio nel giugno dello scorso anno. Poco dopo l'anziana muore. A settembre il fratello, la sorella e la badante della vittima vengono convocati dal notaio per la lettura delle ultime volontà della defunta. Tra lo stupore dei fratelli l'intero patrimonio - un immobile nell'immediata periferia per un valore superiore ai 200mila euro e 195mila euro in contanti accumulati in varie forme sul conto corrente di una banca - finisce alla fedele badante.

L'INCHIESTA
La reazione dei fratelli della signora Asmara non si fa attendere. Si rivolgono a un avvocato del foro di Livorno, chiedono e ottengono la copia del testamento olografo e la sottopongono all'esame di uno dei massimi esperti: il perito calligrafico Ghio di Torino. A suo giudizio quel testamento è palesemente falso. O meglio la mano della donna è stata «armata» da qualcuno che l'avrebbe indotta a scrivere una cosa diversa rispetto a quanto più volte aveva dichiarato ai congiunti. Forte di quell'autorevole parere i fratelli inviano un esposto-denuncia alla procura.

NUOVI ACCERTAMENTI
Il sostituto procuratore Fabio Origlio delega l'indagine al nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle e nomina un consulente: il perito calligrafico Del Favero. Anche lui conferma la tesi dell'esperto indicato dai fratelli dell'anziana. Per gli inquirenti a formare il falso testamento è stata la badante a cui vanno tutti i beni.

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